A colloquio col contemporaneo – Conversation Piece (part II)

 

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A colloquio col contemporaneo – Conversation Piece (part II)

 

Dal 6 febbraio al 3 aprile 2016 la Fondazione MEMMO e le Scuderie di Palazzo Ruspoli ospitano la seconda parte di

Conversation Piece, esposizione aperta al pubblico tutti i giorni gratuitamente in cui si confrontano giovani artisti provenienti da tutto il mondo.

 

L’anno scorso con Conversation Piece (part I) la fondazione MEMMO aveva lanciato un progetto molto interessante: un ciclo di esposizioni, da rinnovare annualmente, dedicato agli artisti italiani e stranieri che avessero deciso di svolgere una residenza a Roma presso le Accademie d’Arte o gli istituti di cultura. Un modo per fare un “quadro” della situazione dell’arte contemporanea nella capitale e offrire così l’opportunità al grande pubblico di sapere cosa si fa dentro le mura degli istituti, a che punto sono la ricerca e la sperimentazione prima che diventino “storia passata”.

La prima esposizione aveva coinvolto un nutrito numero di artisti che avevano così letteralmente invaso gli spazi delle Scuderie; oggi invece ci troviamo di fronte a quattro artisti: David Shutter, Jackson, Kilian Ruthemann, Maaike Schoorel.

Tela di David Shutter per Conversation Piece (part II)Andiamo incontro alle opere dello statunitense David Shutter con un misto di sorpresa e straniamento trovandoci di fronte a delle tele apparentemente nere, ricoperte da un denso strato di colore tanto da sembrare pece. È necessario osservare attentamente, non con l’occhio distratto di chi passa da un quadro all’altro desideroso di finire il giro il più rapidamente possibile: il contemporaneo raramente si offre alla comprensione immediata. In realtà Shutter si è dedicato ad un studio di paesaggi realizzati da Salvator Rosa e Gaspard Dughet, conservati alla Galleria Nazionale di arte antica a Palazzo Corsini. Shutter ha lavorato nel suo atelier all’American Academy rielaborando i soggetti senza l’ausilio di alcuna immagine. La serie di quadri è dunque frutto di un’osservazione pregressa prolungata e intensa, di un rapporto diretto con le fonti cui si è ispirato; ma il lavoro avviene nel distacco, recuperando l’esperienza. Si può considerare parte integrante dell’installazione la stessa disposizione dei quadri, che riproduce fedelmente quella degli originali.

Se Shutter si ancora idealmente al passato, Jackson sembra proiettato completamente nel futuro data la natura della sua installazione. Entriamo in una stanza buia, quasi una camera oscura in cui trova collocazione uno strumento scultoreo, realizzato con materiale elettronico, metallo e vetro da cui promanano luce e suono. È una creatura di nebbia e luce che grazie ad un prisma di cristallo scompone lo spettro luminoso e trasforma il colore in frequenze sonore.opera site specific di Ruthemann per Conversation Pieces(part II)

Allo studio dello spazio e dell’architettura si dedica invece Ruthemann con un singolare intervento site-specific: quattro muri di mattoni in laterizio, disposti l’uno di fronte all’altro lungo le pareti della sala. Ci troviamo di fronte ad un’inversione della funzione del muro, strumento di delimitazione che diviene oggetto destinato ad occupare spazio, e contemporaneamente ad una riflessione sulle rovine e su tutte le strutture architettoniche private del loro senso primo.

In ultimo Maaike Schoorel ci mette davanti una serie di tele in cui il profilo di figure familiari sembra sfuggire al di sotto della superficie. Soltanto concentrandosi è possibile recuperare gli elementi minimi che consentono il riconoscimento, la ricollocazione delle scene dipinte entro un orizzonte noto. Emergono così dalla tela una fontana o un campo da tennis abbandonato, un loculo del Cimitero monumentale di Piramide, e insieme all’ultima artista ci avviamo a ritrovare Roma con occhi diversi.

Sara Fabrizi

Sara Fabrizi

Author: Sara Fabrizi

Classe '92, laureata in Filologia Moderna all'Università di Roma "La Sapienza", redattrice per NéaPolis e Tutored. Gestisco due blog "Parole in viaggio" dedicato all'arte e ai luoghi d'Italia e "Storie dal cassetto", raccolta di racconti brevi soprattutto a carattere psicologico. Un mio racconto "Il battesimo del fuoco" è stato selezionato e pubblicato nell'antologia "I racconti di Cultora. Centro-sud" seconda edizione per Historica edizioni nel 2015. Sono membro fondatore dell'associazione "La parola che non muore" e responsabile dell'ufficio stampa per il Festival omonimo a Civita di Bagnoregio, inaugurato nel 2015.

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