Abitart Hotel, un esempio di “barocco moderno”

L’Abitart non è un hotel come tutti gli altri. Lo percepisci subito, guardando da fuori i colori curati, l’insegna in ferro battuto, le statue che ti chiedi cosa rappresentino e che ti accompagnano all’interno della struttura, come se fossero viaggiatori che entrano insieme a te per chiedere una camera…

La prima idea che hai, è che questa struttura sembra come una perla in una zona che anni fa era industrializzata e degradata. E nasceva come una sfida, prima tra tanti locali che hanno aperto anni dopo e hanno fatto la fortuna di quest’area della città.

La hall con i particolari pavimenti

E infatti il nostro pensiero non va molto lontano dalla realtà. Entriamo nella hall, tra pavimenti in ferro e lampadari artistici, tele e opere d’arte notevoli: ogni angolo merita attenzione. Ci accoglie una delle titolari, Annamaria Smiraglia.

Parlando con lei, capiamo molte cose: “Per la nostra famiglia, investire in questa zona ormai 14 anni fa, era una scommessa. Roma si fermava ai locali di Testaccio e qui c’erano i resti di una zona di mercati e fabbriche. Ma siamo stati testardi, e si può dire che abbiamo fatto da ponte verso uno sviluppo notevole di tutta l’area.”

Ma la follia doveva essere fatta per bene. Continua Annamaria: “Decidemmo di rendere la struttura unica, e questo merito va a mia sorella e a mio fratello che sono dei veri artisti. In primis, affrescammo la sala colazione con un murales fatto fare da ragazzi dell’Accademia delle Belle Arti. Ma ci pensate? Un murales, dentro una struttura, 14 anni fa! La street art era in pratica al bando! E i ragazzi neanche si sognavano che sarebbero stati ben pagati per un lavoro simile!”

Ovviamente, a questo punto dalla hall ci spostiamo alla sala per la colazione e ammiriamo l’opera, intervallata da colonne fatte con materiale riciclato che di notte si illuminano come pezzi di ghiaccio!

La sala per la Colazione con il “famoso” Murales

Non finisce qui. Ogni stanza è a tema: ora sembra scontato, ma gli alberghi è da poco che hanno cominciato a elaborare camere “brandizzate”: la neoclassica, la rinascimentale etc. Su tutte, quella che Annamaria guarda con più orgoglio, è la Camera del Poeta, con versi appesi alle pareti e lettere disegnate sui mobili. Formidabile!

Ancora, nell’hotel c’è l’ormai famoso Estrobar, ristorante di cucina italiana rivisitata in chiave “estrosa”. Meritano particolare attenzione i bagni, disegnati e creati dai proprietari…

Davvero ogni particolare è degno di nota, e ad ogni angolo può trovarsi una sorpresa. Infatti, proprio mentre stavamo per andare via, ci “obbligano” a visitare il garage. Incredibile: tra le macchine, si vedono dipinti a parete straordinari. Chi può averlo mai fatto un lavoro simile? “Io, Umberto Pilusu, sono il garagista. Mentre lavoro meno o durante i giorni liberi mi diverto a dipingere le pareti del garage. Ho trovato una forma di esprimere la mia arte…”

Anche il garage dell’Abitart Hotel è un’opera d’arte…

Annamaria Smiraglia conferma: “E’ proprio così. E devo dire la verità, lavora talmente tanto che pochi riescono a vedere quando effettivamente dipinge. Ma poi, ti ritrovi questi capolavori: noi, ovviamente, gli abbiamo dato carta bianca.”

Rimaniamo a bocca aperta… Anche questo è l’Abitart Hotel, una struttura da visitare perché sembra un Museo metropolitano. Ci riavviamo alla macchina, ma prima di uscire chiediamo di chi fossero quelle statue di passeggeri che ci hanno accolto all’ingresso. Per non farci mancare niente, ci viene detto che sono opere di Giuseppe Verri, uno dei più grandi scultori contemporanei.

Ora abbiamo davvero visto (quasi) tutto. Abbiamo capito perché qualcuno parla dell’Abitart come di un esempio di “barocco moderno”…

Le sculture del Verri

Elio Tomassetti

 

Elio Tomassetti

Author: Elio Tomassetti

Direttore della testata e giornalista dal 2010, dopo la laurea in Giurisprudenza mi sono sempre occupato di comunicazione soprattutto nei settori socio-culturali. Contatto: eliotomassetti1988@gmail.com

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