Alla scoperta di Calcata

Un borgo misterioso e magico: Calcata

Tra i boschi della Valle del Treja, arroccato su una rupe tufacea, si erge Calcata, un piccolo borgo avvolto dal mistero. Già la sua posizione “quasi sospesa nel vuoto” gli attribuisce una dimensione surreale. Le origini di Narce, antico nome di Calcata, sono molto antiche. Abitata già nell’era preistorica, la zona divenne in epoca “pre-romana” un importante insediamento della civiltà falisca, una civiltà culturalmente affine a quella etrusca ma forse più antica. A testimonianza ne rimangono innumerevoli resti sparsi nei dintorni. Tra questi spiccano le rovine di un tempio sullo sperone tufaceo opposto a Calcata, la Necropoli di Pizzo Piede, situata su un vasto altopiano che si apre verso il Monte Soratte e la Valle del Tevere e un santuario ai piedi di Monte Li Santi, colmo di ex voto di terracotta raffiguranti elementi anatomici per culti pagani.

Durate il medioevo i territori passarono nelle mani della nobile famiglia degli Anguillara i quali eressero un castello (fine XIII secolo) con tre troni di tufo e cinta muraria. L’accesso al borgo è dato da una porta nella fortificazione che conduce alla piazza. Dalla piazza inizia un labirinto di stradine che terminano tutte al profondo precipizio che circonda il borgo. Lungo le stradine si incontrano tante piccole case scavate nel tufo e ricoperte da vegetazione, alle quali si alternano grotte adibite a botteghe o a laboratori artistici. Porte colorate, terrazzini fioriti a strapiombo sulla vallata, botteghe di artigiani, grotte e scalinate la rendono una perfetta scenografia per un fantasy. Tant’è che una di queste particolari case, ora studio d’arte, si dice sia stata dimora di Campanellino, la fata amica di Peter Pan. Questo è un luogo incantato e le sue tante leggende lo rendono ancor più affascinante.

Si pensa che Calcata ospitasse un’ara falisca in cui si compivano riti magici e propiziatori. Riti che vennero ripresi negli anni ’70-’80 del Novecento e che furono praticati fino a poco tempo fa in qualche grotta sotterranea.

Una leggenda vuole che a Calcata risiedano dei vecchi hippie che aprono le porte delle loro botteghe durante il fine settimana, prendono in mano i loro strumenti e iniziano a cantare e a ballare in preda a un’estasi sconosciuta. Un’altra leggenda narra che la grande chiesa del SS. Nome di Gesù, che sorge nella piazza principale, un tempo custodisse il Santo Prepuzio del Cristo. Prepuzio che nel corso dei secoli avrebbe effettuato varie miracolose guarigioni. La reliquia sarebbe giunta qui rubata da un Lanzichenecco al Papa durante il sacco di Roma nel 1527 e sarebbe scomparsa misteriosamente in una notte per mano del Vaticano.
Ma ci sono altri misteri a Calcata, come la Porta dei Nazisti. Una porta nascosta, posta davanti ad un precipizio abissale, che veniva utilizzata durante la Seconda guerra mondiale per scappare dagli oppressori e fuggire a valle senza essere visti.

Il borgo nel primo Novecento, a causa di frequenti crolli della rupe tufacea, fu dichiarato inagibile e subito dopo la Prima guerra mondiale iniziò a spopolarsi. Gli abitanti si insediarono a poca distanza, costruendo un centro moderno detto appunto Calcata Nuova. Negli anni Sessanta, il processo misteriosamente si invertì, il borgo vecchio si ripopolò e rinacque a una nuova vita.

C’è chi dice che osservando Calcata dall’alto si notino geometrie sacre. Che abbia la forma di un cerchio, una figura geometrica perfetta, simbolo di armonia e di equilibrio, concentrazione delle forze ed energia. Questo spiegherebbe il perché Calcata nel corso dei secoli abbia attratto e continui ad attrarre artisti, intellettuali e personaggi alternativi che cercano in essa fonte d’ispirazione.

 

Articolo di Daniele Morali

Author: Redazione Nèa Polis

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