I Barberini e il papa che rese grande Roma

I Barberini e il papa che rese grande Roma

Il 5 marzo Roma Nascosta vi porta alla scoperta di Palazzo Barberini e della sua straordinaria collezione. Potete prenotarvi alla mail romanascosta@neapolisroma.it. Scopriamo insieme le vicende del più noto di loro, papa Urbaono VIII, e le meraviglie che regalò alla città.

Barberini, un cognome che risuona nei secoli e ci viene ricordato quotidianamente dalla gran quantità di opere che uno di loro in particolare, papa Urbano VIII, ha regalato con la sua politica di mecenatismo a Roma. Una famiglia che, forse, non sarebbe entrata nel pantheon di quelle più in vista se avesse mantenuto il suo nome e il suo simbolo originario: i tafani. Originari di Barberino di Val d’Elsa, con un animale tanto sgradevole nello stemma, la scelta di mutare il proprio cognome e le insegne (da tafani ad api) può essere vista come parte integrante di una strategia per la scalata al successo coronata proprio dall’elezione al soglio pontificio, nel 1623, di Maffeo Barberini col nome di Urbano VIII.

Palazzo Barberini

Avere un papa in famiglia, in un’epoca di lotte per il potere tra nobili casati, faceva decisamente comodo e Urbano VIII non fu certo da meno dei suoi predecessori, anzi, si distinse per una politica di favore nei confronti del proprio parentado, andando a collocare nipoti e fratello in posizioni di comando col fine di rafforzare il prestigio dell’intero casato e garantirne il dominio incontrastato: sia suo fratello Antonio sia i due nipoti, Francesco e Antonio, vennero creati cardinali, presidiando così il collegio cardinalizio e aprendo la possibilità di mantenere – alla sua dipartita – una certa influenza all’interno della Chiesa; un terzo nipote, Taddeo Barberini, ricevette da lui il titolo di principe di Palestrina e divenne comandante dell’esercito pontificio. Allo strategico posizionamento di familiari in ruoli cardine si aggiunsero le mire espansionistiche, portate avanti con metodi tutt’altro che diplomatici. La competizione con i Farnese spinse Urbano VIII a cercare di sottrarre loro il ducato di Castro, assegnatogli dal suo predecessore Paolo III Farnese, con la forza: prima la confisca dei beni e la dichiarazione di guerra, poi l’occupazione, infine la scomunica del duca Odoardo Farnese, il papa mise in atto ogni stratagemma pur di indebolire gli avversari della propria famiglia, dichiarandoli usurpatori del titolo pur di legittimare il proprio operato. La guerra di Castro, però, fu un vero e proprio insuccesso.

Intanto, però, veniva avviata anche un’imponente “campagna di abbellimento” di Roma, con la costruzione di mura, palazzi, monumenti trasformati in altrettanti simboli della magnificenza dei Barberini. Pensiamo, ad esempio, a tutte le opere commissionate al Bernini, l’artista che lega a doppio filo il proprio nome a quello di Urbano: il baldacchino in San Pietro, realizzato con il bronzo fuso proveniente dalle travi tubolari del Pantheon, armonicamente collocato a segnare il luogo di sepoltura del santo; la barcaccia di Piazza di Spagna, ispirata secondo la tradizione ad una barca che si era arenata in quel punto in seguito ad una piena del Tevere; ma soprattutto Palazzo Barberini, alla cui costruzione Bernini partecipò subentrando all’architetto Carlo Maderno, autore del progetto.

scalone del Borromini in Palazzo Barberini

Palazzo Barberini, che è l’attuale Galleria Nazionale di Arte Antica, è un esempio di architettura riadattata e ampliata: originariamente, infatti, il palazzo era di proprietà degli Sforza e Carlo Maderno pensò di ampliarlo piuttosto che demolirlo e costruirne uno ex novo. Venne edificata, dunque, una seconda ala, collegata a quella preesistente da un braccio centrale che dava così alla costruzione una caratteristica, e innovativa, forma ad H. Il tocco di Borromini, che coadiuvò sia Maderno sia Bernini, è evidente in alcuni dettagli come la celebre scala elicoidale che si snoda intorno ad un vano ellittico e conduce agli ambienti adibiti a biblioteca. La scala, insieme a quella progettata da Bernini secondo i canoni cinquecenteschi, conduce ad un’altra meraviglia del palazzo: il grande salone di rappresentanza, la cui decorazione venne affidata a Pietro da Cortona, la cui prospettiva inconfondibile ci ha regalato il monumentale affresco della volta “Il trionfo della Divina Provvidenza”.

 

 

Sara Fabrizi

 

Il 5 marzo Roma Nascosta vi porta alla scoperta di Palazzo Barberini e della sua straordinaria collezione. Potete prenotarvi alla mail romanascosta@neapolisroma.it

Sara Fabrizi

Author: Sara Fabrizi

Classe '92, laureata in Filologia Moderna all'Università di Roma "La Sapienza", redattrice per NéaPolis e Tutored. Gestisco due blog "Parole in viaggio" dedicato all'arte e ai luoghi d'Italia e "Storie dal cassetto", raccolta di racconti brevi soprattutto a carattere psicologico. Un mio racconto "Il battesimo del fuoco" è stato selezionato e pubblicato nell'antologia "I racconti di Cultora. Centro-sud" seconda edizione per Historica edizioni nel 2015. Sono membro fondatore dell'associazione "La parola che non muore" e responsabile dell'ufficio stampa per il Festival omonimo a Civita di Bagnoregio, inaugurato nel 2015.

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