Barbie. L’icona conquista il Vittoriano

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Barbie. L’icona conquista il Vittoriano

Immaginate una ragazza di 23 anni che non ha mai giocato con Barbie e detesta il rosa, una ragazza un po’ atipica. Provate a collocarla dentro la mostra Barbie the Icon, allestita nelle sale del Vittoriano. La vedrete entrare forse un po’ esitante in un tunnel completamente rosa con gigantografie della bionda bambola lungo il percorso. Il risultato, però, sarà inaspettato. Quella ragazza, cioè la sottoscritta, può dirvi che ha completamente rivalutato la bambola della Mattel e le è quasi venuta voglia di collezionarle tutte. Quasi.

Non si tratta di retorica, ma dell’effetto prodotto da una mostra che si presenta come una celebrazione del fenomeno Barbie attraverso la sua storia che è, al contempo, la storia dell’America dal 1959. Una storia densa di avvenimenti, personaggi, vicende, prime volte, nascite e morti che non può che rovesciare la prospettiva di chi ha sempre guardato Barbie semplicemente come una bambola dalle gambe troppo lunghe. Immaginate lo stupore nello scoprire le sue origini, frutto delle mente di mamma Ruth Handler, che ebbe l’idea di creare la bambola osservando sua figlia Barbara giocare con le immagini delle attrici ritagliate dalle riviste. Un’intuizione che si sviluppò nel tempo e divenne realtà quando ormai Barbara era adulta e non avrebbe più giocato con pupazzi e affini. Un’attesa che valse la pena, se consideriamo che Barbie venne battezzata proprio con il suo nome, regalandole in qualche modo una strana forma di immortalità.

Ad accompagnarci alla scoperta dell’intero universo che si nasconde dietro questi 56 anni di un prodotto diventato icona mondiale una time-line, in cui sono raccolti i momenti salienti di ogni decade, legati a otto modelli rappresentativi del periodo: dalla primissima Teenage Fashion Model Doll che debuttò alla fiera del giocattolo di New York fino alle serie più recenti, quella in total black e quella in cui la grande famiglia Barbie accoglie finalmente versioni dalle forme più realistiche, curvy o tall, per rappresentare appieno la grande varietà del mondo femminile.

Barbie Vittoriano

Dopo questa sezione introduttiva, che ha l’aspetto di un semplice “antipasto”, inizia la mostra vera e propria che procede per grandi tematiche, a partire da quello che è il cuore profondo del fenomeno Barbie: la moda. Per un solo outfit della bionda forse più nota del pianeta sono necessarie ben cento persone tra designer, stilisti, creativi… e guardando la sfilata in sequenza di tutti i modelli proposti, la minuzia dei dettagli, la varietà di acconciature e accessori si comprende bene come non sia un numero soltanto simbolico. Barbie è icona anche per questo, l’aver saputo intercettare il modificarsi delle tendenze sociali e culturali dal suo primo apparire, ispirandosi alle dive dello spettacolo e alle grandi donne, finendo col diventare essa stessa fonte d’ispirazione per l’industria della moda, tanto da essere vestita dai grandi stilisti.

Barbie e le sue carriere

Barbie, però, durante la propria vita non ha cambiato soltanto abito e non è rimasta esclusivamente una bionda bianchissima americana: una delle sezioni, infatti, ci porta a fare letteralmente il giro del mondo in cento (o poco meno) bambole.

Fin dal 1964 la Mattel ha avviato una originale e innovativa ricerca volta a coniugare le varie culture del globo, creando così una linea inclusiva in cui figurano donne delle etnie più svariate, vestite in abiti tradizionali. Ma il messaggio più forte e importante è quello consegnato alla sezione I can Be. Barbie Carrers in cui ci troviamo di fronte a tutte le carriere intraprese da Barbie, pioniera dei diritti delle donne alla parità, modello che permette alle bambine di pensare al proprio futuro lavorativo sotto qualsiasi veste, persino come presidente degli Stati Uniti, giocatrice di basket, pilota… Un poter essere che supera gli stereotipi di genere e parla chiaramente alla contemporaneità.

Uscendo da lì potrebbe capitarvi come me di soffermarvi nel negozio di souvenir e guardare con occhi diversi questa bambola che, vista così, appare molto più umana di quanto ci si potrebbe aspettare.

 

Informazioni pratiche mostra Barbie

Sara Fabrizi

Sara Fabrizi

Author: Sara Fabrizi

Classe '92, laureata in Filologia Moderna all'Università di Roma "La Sapienza", redattrice per NéaPolis e Tutored. Gestisco due blog "Parole in viaggio" dedicato all'arte e ai luoghi d'Italia e "Storie dal cassetto", raccolta di racconti brevi soprattutto a carattere psicologico. Un mio racconto "Il battesimo del fuoco" è stato selezionato e pubblicato nell'antologia "I racconti di Cultora. Centro-sud" seconda edizione per Historica edizioni nel 2015. Sono membro fondatore dell'associazione "La parola che non muore" e responsabile dell'ufficio stampa per il Festival omonimo a Civita di Bagnoregio, inaugurato nel 2015.

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