La Casina delle Civette, una favola nel cuore di Roma

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Con “Casina delle Civette” ci riferiamo ad un curioso edificio del 1840 che si trova a Villa Torlonia, sulla via Nomentana, non lontano dal quartiere Coppedè, in una zona che è considerata il fulcro per eccellenza dello stile Liberty a Roma: quella corrente artistica che dalla Francia si diffonde in Italia, e nella capitale, a cavallo tra i secoli ‘800e ‘900.

La Casina delle civette così come la vediamo oggi riflette infatti perfettamente lo stile baldanzoso e visionario dell’ art nuveau, con le sue vetrate colorate, i suoi porticati e le torrette con decorazioni a maioliche. L’edificio non ha però sempre avuto questo aspetto, ha anzi subito numerose trasformazioni nel corso del tempo prima di diventare ciò che è oggi. Questo perché l’intera Villa Torlonia ha visto il succedersi di diversi nobili che, abitandovi, hanno apportato numerose modifiche agli edifici che vi sorgono all’interno

Anche prima di essere comprata dal principe Giovanni Torlonia nel 1797 la villa, che allora si chiamava Villa Colonna, ospitava un Casino nobiliare; sebbene l’area circostante avesse un utilizzo perlopiù agreste. Il principe e successivamente suo figlio Alessandro trasformarono la villa in un vero e proprio parco, con la costruzione di un villino neoclassico da parte di Giuseppe Valadier e di un parco all’inglese da parte di Giuseppe Jappelli.

Giuseppe Jappelli inserì nel suo progetto di parco all’inglese un villino rustico in stile svizzero che venne soprannominato “Capanna Svizzera”: un edificio poligonale realizzato in rustico tufo, con scale e balaustre in legno.

La Capanna Svizzera mantenne il suo aspetto per tutta la generazione successiva, finché nel 1906 Giovanni Jr Torlonia (nipote del principe Alessandro Torlonia) non apportò notevoli cambiamenti a questo piccolo edificio, che in un primo momento (nel 1914) venne trasformato in un villaggio medievale e poi finalmente nel 1920 in quella che tutti conosciamo come Casina delle Civette.

I lavori, che iniziarono nel 1914, videro l’aggiunta di una hall, di diversi ambienti nella parte nord dell’edificio (ad opera di Enrico Gennari) e di una dependance.

È con le modifiche dell’architetto Vincenzo Fasolo (1917) che finalmente la Casina prende forma: l’architetto infatti arricchisce la struttura con decorazioni e fronzoli architettonici, come ad esempio tegole smaltate con colori vivaci o il porticato a volta che si trova nella parte Sud dell’edificio.

Come accompagnamento a questa architettura baldanzosa il Principe Giovani jr Torlonia fece aggiungere ferri battuti, maioliche, stucchi e le celebri vetrate policrome alle finestre (ad opera di Cesare Picchiarini, Paolo Paschetto, e Duilio Cambelotti), con decorazioni naturalistiche e faunistiche dove fra tutti primeggiano appunto le civette.

Lo stile della casina rappresenta quello che era lo spirito eclettico del principe Giovanni jr di Torlonia che aveva ornato l’edificio totalmente a suo gusto: nubile, amante dello stile liberty fino all’eccesso ed appassionato di esoterismo, continuò a inserire riferimenti a questi rapaci notturni finché visse nell’edificio. Il principe si legò molto alla Casina facendone la propria abitazione, ed anche quando in epoca fascista, nel 1925, l’edificio divenne residenza di Mussolini, lui non si separò dalla Casina e continuò ad abitarvi fino alla sua morte.

A partire dal 1944 la Casina delle Civette non ebbe vita facile poiché venne fortemente danneggiata dall’occupazione anglo-americana; dopo essere tornata nelle mani dei Torlonia venne venduta al comune di Roma negli anni ’70 ed aperta al pubblico, ma venne sottoposta a continui atti vandalici che la danneggiarono ulteriormente. A seguito di un incendio nel 1991 partì un opera di restauro che servi a ridare una nuova vita alla Casina ed all’intera Villa e a renderle come le vediamo oggi.

Martina Costarelli

Author: Redazione Nèa Polis

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