Dalla Suburra a San Pietro in Vincoli: a spasso nel tempo nel Rione Monti

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Tra i Fori imperiali e Porta Esquilina sorgeva l’antico quartiere di Subura, la cui memoria si conserva, ancora oggi, in uno dei punti di riferimento del rione Monti: piazza della Suburra. La Subura era uno dei punti più trafficati della Roma antica, passaggio obbligato per raggiungere la porta Viminale, il Forum magnum e il palazzo dell’Imperatore. Le fonti ci tramandano un quartiere malfamato, teatro di prostituzione, furto e ricettazione, ma anche dalla vivace vita culturale: l’area era, infatti, divisa in due parti, la Subura Maior  – più popolare – e la Subura Minor, residenza di alcune illustri personalità dell’epoca. Il traffico continuerà anche in epoca medievale, grazie al decreto papale emanato da Niccolò V (1447-1455), che esentava  da alcune imposte chi sceglieva il quartiere per commerciare vino e generi alimentari.

Ancora visibile in piazza della Suburra, l’edicola che ricorda la chiesa del Salvatore detta “alle tre immagini”, per l’effige della Trinità che trionfava in facciata. La chiesa si trovava poco distante, vicino alla scalinata di San Pietro in Vincoli, ma fu distrutta nel 1884 durante i lavori per l’apertura di via Cavour. L’edicola riporta il nome della famiglia Coppo, di cui faceva parte Stefano – principale supervisore dei restauri della chiesa – avvenuti durante il papato di  Alessandro VI (1492-1503).

Proseguendo lungo il percorso, si incontra la famosa Salita dei Borgia, che porta dritta a San Pietro in Vincoli. Si racconta che questa lunga scalinata sia stata costruita sul tracciato del “Vicus sceleratus”, dove la regina romana Tullia oltraggiò il cadavere del padre, Servio Tullio, passandoci ripetutamente sopra col suo cocchio. Nonostante sia stata dedicata, successivamente, a San Francesco da Paola, la scalinata continua a mantenere – nelle dicerie popolari – un’aria sinistra: alcuni racconti indicano, infatti, il vecchio palazzo nei pressi della scalinata, come quello in cui Vannozza Catanei, il 14 giugno 1497, allestì un banchetto al termine del quale il Duca di Gandia (figlio della Catanei e di Alessandro VI Borgia) fu assassinato.

La Scalinata dei Borgia

Arriviamo così alla chiesa di San Pietro in Vincoli. Fondata là dove sorgeva il tempio di Tellure, la chiesa nacque grazie una donazione dell’imperatrice Eudossia a Papa Sisto III (432-440). Qui, vi erano conservate le catene con cui San Pietro fu trascinato a Gerusalemme, oltre a quelle usate per imprigionarlo a Roma. Diversi secoli dopo, il cardinale Giuliano Della Rovere – poi Papa Giulio II (1503-1513) – sistemò nel giardino dietro all’edificio alcune delle statue più belle della sua collezione, tra cui l’Apollo del Belvedere e il gruppo di Eracle e Anteo, successivamente spostate in Vaticano. Giulio II fu tanto legato a questa chiesa, da  volervi collocare il suo mausoleo, che – ancora oggi – costituisce uno dei maggiori punti di interesse della zona. Il gruppo scultoreo comprende il celeberrimo Mosé di Michelangelo Buonarroti, che oggi ammiriamo fresco di restauro; l’intervento, coordinato da Antonio Forcellino, ha restituito al complesso marmoreo un’illuminazione vicina all’originale del XVI secolo, persa dopo la chiusura di una delle finestre.

Sul Mosé e il suo creatore sono circolate, nei secoli, numerose leggende; tra queste, famoso è l’aneddoto che spiega la scalfitura sul ginocchio del Mosé, provocata dallo stesso Buonarroti, arrabbiato perché, nonostante l’indiscussa perfezione, la scultura non riusciva a parlare. Un altro racconto – questo, però, provato da fonti storiche – vede Michelangelo per sei mesi sulle Alpi apuane, alla ricerca del perfetto blocco di marmo per la tomba di Giulio II: alla fine lo trovò nella località di Seravezza. Vicino al Papa – che non vide mai ultimato il suo mausoleo – riposano anche Antonio e Piero Pollaiolo, illustri artisti del XV secolo.

Francesca Torre

 

Author: Redazione Nèa Polis

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2 Comments

  1. Molto interessante; ci saranno altre visite in seguito?

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