Entrare in una Piramide: squarci di Egitto a Roma

 

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Entrare in una Piramide: squarci di Egitto a Roma

Entrare in una Piramide è un’esperienza che non tutti possono provare nella vita: distanza, tempo, denaro, tutti i “vorrei” rimandati ad un giorno sempre proiettato nel futuro. Eppure una piramide vera, non una mera ricostruzione, può essere visitata anche a Roma.

La Piramide di Caio Cestio ci riporta agli albori dell’epoca imperiale, quando Ottaviano Augusto, erede di Cesare, diveniva il princeps, il detentore assoluto e incontrastato del potere. Caio era stato tribuno della plebe e membro del collegio sacerdotale degli Epuloni da epulo “banchetto”: essi si occupavano di organizzare dei banchetti rituali ogni anno per celebrare l’apertura del tempio di Giove Capitolino. Cestio era dunque un uomo politico che poteva permettersi, per rendere eterna la memoria di sé e affacciarsi alla morte con dignità, un monumento funebre decisamente singolare. La moda egizia, infatti, a lungo guardata con ostilità dai romani tradizionalisti e orgogliosi della propria cultura autoctona, si andava diffondendo a Roma dopo la battaglia di Azio (31 a.C.) e la sconfitta dei due grandi nemici della potenza di Roma, Antonio e Cleopatra, incarnanti la dissoluzione e la decadenza dei costumi.

Piramide di Caio Cestio

L’aristocrazia romana attratta dal fascino dell’esotico si fece catturare da quella cultura altra e la piramide di Caio Sestio rappresenta proprio uno degli esempi più concreti e tangibili di questa forte influenza.

Fin dall’esterno la Piramide, con il suo imponente profilo, si racconta.
Il marmo bianco che scintilla al sole caldo dell’estate alle porte reca le tracce di una storia singolare, che illumina anche la personalità del suo “inquilino”: l’iscrizione laterale ci informa delle volontà testamentarie di Caio Sestio che, desideroso di avere una lussuosa abitazione dopo la propria morte, impose ai discendenti di completare la costruzione della Piramide entro 330 giorni dalla sua morte. Pena la perdita dell’eredità. Caio sapeva bene come intimidire i suoi.

Se ci caliamo nelle profondità della costruzione, però, ci troviamo a contatto diretto con il tempo trascorso, con il senso di precarietà che anche la grandiosità di questa tomba lascia percepire. Al centro della Piramide si trova soltanto una stanza, probabilmente la camera sepolcrale, piuttosto conservata nelle sue caratteristiche fondamentali. Le pareti, dipinte di bianco, lasciano intravedere la decorazione originaria in stile pompeiano, estremamente semplice nelle sue figurazioni. Sulle pareti le tracce del passaggio di generazioni di curiosi che dal 1600 in poi hanno profittato di questa insolita esperienza.

Piramide Cestia interno

A nessuno sfuggirà il buco nel muro frontale, dove originariamente doveva trovarsi il ritratto del defunto: un ricordino probabilmente frutto dell’abile lavoro dei tombaroli che sono i responsabili del vuoto della stanza. Perché Caio Sestio, che voleva essere ricordato (e ci è decisamente riuscito), non dimora più nella sua cella. Non sappiamo nemmeno se venne inumato in un sarcofago come un vero faraone egizio o ridotto in cenere secondo l’uso dell’epoca.

Resta soltanto un nome inciso nel marmo e un monumento che sembra affiorare dalla terra quasi come se provenisse dall’altra parte del mondo, una porta di accesso ad un’altra realtà.
La Piramide, però, non è sempre stata “isolata”. Per un periodo, secondo un uso tipico della nostra Roma a strati, continuamente in crescita su sé stessa e soggetta a distruzioni, riusi e incorporamenti, la Piramide è stata inglobata nelle Mura Aureliane in cui oggi sorge il Museo di Porta San Paolo.
Il Museo venne realizzato nel 1964 per illustrate la topografia di quest’area: la via Ostiense, che da qui aveva inizio, conduceva al porto di Roma, Ostia.
All’interno degli spazi angusti ma affascinanti del Museo, ci troviamo ad osservare come in una visione aerea, grazie ai plastici realizzati da Italo Gismondi, l’antica configurazione della città di Ostia e dei due porti che hanno rappresentato, in epoca imperiale, la via d’accesso marina a Roma: il porto di Claudio e quello di Traiano.

affreschi porta san paolo

Al di là dei reperti qui conservati, testimonianze ritrovate lungo la via Ostiense, la parte forse più interessante della nostra visita è rappresentata dalla possibilità di vedere dall’interno le Mura Aureliane: scoprire la consistenza reale, fisica di queste antiche difese di Roma, ammirare da vicino i resti di affreschi di epoca medievale – testimonianza del riuso di una delle torrette da parte di una comunità bizantina per il culto -, passeggiare sul camminamento esterno come le sentinelle che dall’alto custodivano l’ingresso della città e lanciare uno sguardo, inedito, sulla Piramide che con la sua punta rivolta verso il cielo sembra sfidare il tempo.

Piramide vista dal camminamento Porta S. Paolo

 

Sabato 8 ottobre, alle ore 11.45, Neàpolis vi porta alla scoperta della Piramide e del Museo di Porta San Paolo. Appuntamento in Raffaele Persichetti all’ingresso del Museo.

Per prenotare è sufficiente una mail a: romanascosta@neapolisroma.it.

Sara Fabrizi

Author: Sara Fabrizi

Classe '92, laureata in Filologia Moderna all'Università di Roma "La Sapienza", redattrice per NéaPolis e Tutored. Gestisco due blog "Parole in viaggio" dedicato all'arte e ai luoghi d'Italia e "Storie dal cassetto", raccolta di racconti brevi soprattutto a carattere psicologico. Un mio racconto "Il battesimo del fuoco" è stato selezionato e pubblicato nell'antologia "I racconti di Cultora. Centro-sud" seconda edizione per Historica edizioni nel 2015. Sono membro fondatore dell'associazione "La parola che non muore" e responsabile dell'ufficio stampa per il Festival omonimo a Civita di Bagnoregio, inaugurato nel 2015.

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