Il Foro, ombelico di Roma e del mondo antico

Il Foro, ombelico di Roma e del mondo antico

La zona del  Foro romano è una depressione del terreno situata tra i colli del Campidoglio e del Palatino.

Anticamente, nella fase arcaica della città, la zona del Foro fu utilizzata come necropoli del primitivo centro abitato.

Solamente verso il 600 a.C. venne realizzata una prima pavimentazione del Foro in terra battuta, questo elemento è molto importante ed utile in quanto ci permette di affermare che il Foro ha cessato di essere un’area esterna ai vari nuclei abitati che lo circondavano ed è entrato a far parte integrante di un unico centro, ormai definibile come urbano.[1]

Rome, Italy --- Temple of Saturn, Arch of Septimius Severus, Colosseum in the background, Roman Forum --- Image by © Pietro Canali/Grand Tour/Corbis

Sin dalla prima età regia è possibile constatare le varie funzioni dell’area.

La parte più a Nord, ai piedi del Campidoglio, fu dedicata agli aspetti politici, amministrativi e giudiziari mentre la parte più a Sud, verso il Tevere, fu predisposta alle attività prettamente economiche e commerciali.

Non a caso il termine stesso “Foro” ebbe per gli antichi romani più significati che appunto ci possono dare un’idea generale delle molteplicità attività che si svolgevano al suo interno.

Il “Forum Magnum” infatti fu sia piazza, sia mercato ed anche luogo dove si trattavano gli affari e si amministrava la giustizia.

Con la nascita della Repubblica Romana vennero aumentati gli edifici e le funzionalità del Foro, divenendo così il vero “centro” della città.

Le funzioni religiose, anche se già praticate nella zona durante la fase arcaica della città, nei primi anni della repubblica vennero rese più stabili nel Foro con la costruzione di due importanti templi: quello di Saturno e quello di Castore e Polluce.

Un ulteriore santuario, edificato in questa prima fase repubblicana, fu il tempio della Concordia ai piedi del Campidoglio nel 367 a.C.

Tuttavia il grande sviluppo edilizio della zona del Foro Romano si ebbe dalla seconda guerra punica in poi.

Le necessità urbanistiche della capitale di un impero trovano evidente corrispondenza nell’intensa attività edilizia, che trasforma in pochi decenni l’aspetto del Foro.

Nel II secolo a.C. sorsero così le 4 antiche basiliche repubblicane di Roma: la Sempronia, la Porcia, la Fulvia-Aemelia e l’Opimia.

Con il termine “basilica”, nell’antica Roma, vennero denominati quei spazi pubblici, coperti e adornati da portici, adibiti a più scopi di varia natura.

Le basiliche furono finanziate dalle più influenti famiglie romane dell’epoca, da cui infatti presero i loro nomi e costruite ai lati della piazza del Foro definendone così l’aspetto rettangolare, stretto ed allungato.

Inoltre la genesi di queste nuove strutture sono riconducibili all’influenza culturale greca sui romani, per esempio il termine stesso basilica devira infatti dal greco “stoà basileios” cioè portico regio.

Non a caso strutture di questo genere erano presenti nell’agorà di Atene.

Nel corso del I secolo a.C. il Foro subì ulteriori interventi ancora più profondi e drastici, i quali diedero alla piazza l’aspetto solenne e monumentale adatto al suo nuovo status di “centro del potere” della città di Roma e quindi dell’intero mondo antico.

Infatti dal periodo del dominio di Silla a quello di Cesare e successivamente di Augusto, il Foro conobbe il suo più intenso sviluppo edilizio con un suo completo rifacimento sia in senso estetico sia in senso pratico di redistribuzione interna.

In epoca sillana venne infatti edificato il Tabularium, sede dell’archivio di stato, complesso che fu costruito al Nord del Foro, tra la piazza e il Campidoglio, fornendo all’intera zona il suo “fondale monumentale”.

Tuttavia fu con Cesare che si realizzò l’idea di ampliare l’antico Foro repubblicano, ritenuto ormai non più sufficiente ad ospitare le moltissime attività legate alla gestione di un dominio ormai di carattere imperiale.

Nel 54 a.C. iniziò la fase edilizia del “Foro di Cesare”, considerato e presentato all’epoca come un ampliamento della piazza dell’antico Foro. Questo intervento di natura propagandistica e politica rappresentò nella praticità l’inizio della fine della repubblica, (il Foro di Cesare comunque è considerato nelle trattazioni archeologiche come uno dei “fori imperiali” e quindi non come parte di quello “Romano”).

Cesare ridefinendo drasticamente il Foro in realtà colpisce il luogo simbolo del potere senatoriale ormai in declino.

Gli altri interventi infatti furono apportati proprio ai luoghi dove si riuniva il Senato della città (la Curia Hostilia), e dove si amministrava la giustizia e la gestione della città: il Comizio.

Questi due edifici vennero sostituiti e modificati nelle loro originali posizione per far spazio alla nuova appendice del Foro, cioè il Forum Iulium.

La Curia Iulia

La Curia Iulia

La nuova sede del Senato, la Curia Iulia, divenne a sua volta un prolungamento del Foro di Cesare e un collegamento tra l’antica e la nuova piazza.

Ultimo imponente intervento cesareo nel Foro fu l’edificazione di una nuova e più sfarzosa basilica, la Iulia, al posto dell’antica Sempronia.

La politica edilizia di Cesare nel Foro Romano è da considerarsi come il culmine di un processo politico, iniziato dall’epoca delle dittature di Mario e poi di Silla, in cui i vari sistemi di potere della Repubblica vennero letteralmente “sostituiti” con quelli personali e legati alla dinamica assolutistica-imperiale, processo ultimato da Ottaviano Augusto.

Lo sviluppo architettonico del Foro, durante il I secolo a.C., ci consegna materialmente la possibilità di “osservare” tale cambiamento politico ed istituzionale che la città di Roma visse durante questo secolo.

Dal principato di Augusto in poi la piazza del Foro, ormai privata della funzione politica originaria, si trasforma in uno sfondo di rappresentanza, destinato a esaltare il prestigio della dinastia.

In questo nuovo ordine di interventi e concezione della piazza, rientrarono tutte le successive costruzioni monumentali compiute dal primo imperatore in poi, come per esempio i vari archi di trionfo, oggi ne sono visibili solo tre (Arco di Tito, di Settimio Severo e di Costantino, quest’ultimo appena fuori all’area propriamente del Foro Romano), o le ulteriori basiliche come quella di Massenzio-Costantino.

Indubbiamente se si vuole analizzare una cronologia del Foro in epoca imperiale, l’opera di Augusto (e di Cesare) senza dubbio diede alla piazza il suo aspetto definitivo e comunque a lungo immutato.

Solo nel III secolo d.C. si registrò una nuova e considerevole fase di interventi nel Foro, questa opera di rifacimento fu dovuta anche al grande incendio che la città subì nel 283 d.C.

La colonna di Foca

La colonna di Foca

La Colonna di Foca del 608 d.C., dedica di un precedente monumento al suddetto imperatore d’oriente, rappresentò l’ultimo intervento di carattere “romano-antico-imperiale” del Foro che in realtà iniziò a subire, già da tempo, l’ondata di una nuova fase legata alla trasformazione di molte strutture pagane in edifici cristiani; segno del passaggio dalla Roma dei Cesari verso la Roma dei Papi.

Aldo Doninelli

[1] Filippo Coarelli, Roma, Editori Laterza, Bari, 2008, pg.47.

Author: Redazione Nèa Polis

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