Giovanni Boldini e l’emancipazione ante-litteram dell’emisfero femminile

Giovanni Boldini e l’emancipazione ante-litteram dell’emisfero femminile.: le “fragili icone” della Belle Époque in mostra al Vittoriano

È una mostra sfavillante e ricercata quella di Giovanni Boldini ospitata nell’Ala Brasini del Vittoriano, una delle più ricche e complete esposizioni dell’artista degli ultimi decenni. Dal 4 marzo al 16 luglio le sue donne, che normalmente ammaliano i visitatori posando nelle pareti di importanti collezioni private e di musei di tutto il mondo, abbelliranno il grande spazio espositivo romano: oli, pastelli e una piccola selezione di disegni su carta e incisioni ricostruiscono il percorso artistico del pittore ferrarese. Le amicizie strette intorno agli anni ’60 dell’Ottocento con Cristiano Banti e Telemaco Signorini lo avvicineranno al gruppo dei macchiaioli dai quali si discosterà successivamente. Infatti, se i pittori della macchia prediligono gli spazi aperti, Boldini, che frequenta ambienti alla moda, ritrae principalmente interni aristocratici, scelta che farà di lui uno dei maggiori esponenti della Belle Époque. Sebbene a renderlo celebre siano i suoi ritratti di personaggi famosi, come quelli di Verdi, Degas e Montesquiou, diventati vere e proprie icone del secolo, Boldini prova un amore sconsiderato per le donne, soggetto prediletto delle sue tele.

Il percorso accoglie il visitatore con luce soffusa, partendo da piccoli quadri minuziosi, preparandolo a una nuova pittura che non conobbe crisi. Boldini mostra una meticolosa cura per i dettagli nel delizioso Il paggio, giochi col levriero, in cui le stoffe ricercate sembrano potersi toccare. In Coppia in abito spagnolo con due pappagalli, dipinto “in punta di pennello”, omaggia il pittore spagnolo Fortuny, inaugurando il così detto “fortunismo”. La colorata scena d’interni fotografa un torero, un tavolo barocco e due pappagalli di cui sembra di sentire lo sbattere d’ali.

Giovanni Boldini mostra VittorianoNella sala seguente campeggia in abito rosso la Contessa de Rasty in piedi, uno dei primi ritratti in formato verticale, in cui la figura della donna occupa quasi tutto lo spazio della tela, ottimo biglietto da visita per l’inserimento nel giro di committenze aristocratiche parigine. Nel 1889, Boldini è sia espositore che commissario della sezione artistica italiana dell’Esposizione Universale, dove spicca il così detto Pastello Bianco, premiato con il Grand Prix e la medaglia d’oro. La donna qui ritratta si trova immersa in un’armonia di bianchi, interrotta solo dal nero dei guanti e del ventaglio. L’atmosfera vaporosa e lucente è resa dalla tecnica del pastello e la posa della donna è insolitamente simmetrica. Ella non si muove, invita l’osservatore a guardarle il decolté impreziosito da una spilla a falce di luna. È poi la volta del celebre ritratto a pennellate veloci e sicure di Giuseppe Verdi, che presenta in basso a destra firma e dedica del pittore.

Giovanni Boldini mostra Vittoriano (2)

Tra le circa 160 opere ospitate, alcune raramente esposte, campeggia la grande tela dedicata a Ritratto di Donna Franca Florio. La baronessa palermitana è dipinta con pennellate vibranti nella sua massima disinvoltura, in un elegante abito da sera, abbigliamento che era solita scegliere dopo aver rovistato nel suo guardaroba con lo stesso pittore e aveva fatto scandalo per la sua posa serpentina.
Poi viene Mademoiselle de Nemidoff: il mezzosoprano avanza elegante verso lo spettatore con aria fatale da diva, colta nel momento in cui la bellezza è più folgorante ma ha aria di provvisorietà. E infine Ritratto di Rita de Acosta Lydig, ricchissima ereditiera ritratta come creatura divina, di cui si diceva fosse “lei stessa un’opera d’arte”. La “dama d’alabastro” è immortalata con una linea sinuosa che mette in risalto l’abito da sera decorato con fili d’oro e le costose calzature, all’epoca riconoscibili come pezzi d’alta moda di famosi stilisti.

Finisce con lei la galleria di donne di Boldini, pronta a stupire il prossimo visitatore che rimarrà affascinato dalla loro fragile bellezza.

Simona Di Martino

Author: Redazione Nèa Polis

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