La Fenice presenta Muto! di Fabrizio Colelli

Con la collaborazione e la supervisione scientifica del Centro di Psicologia e Psicoterapia “La Fenice”

Rubrica a cura di Sara Fabrizi

 

Il Centro di psicologia e psicoterapia “La Fenice” presenta “Muto!” di Fabrizio Colelli

 

Sabato 19 novembre alle 17.00 presso il Centro di Psicologia e Psicoterapia “La Fenice” (Circonvallazione Trionfale, 145) si terrà la presentazione del libro Muto! di Fabrizio Colelli nell’ambito di una serata dedicata a “Cura e scrittura”.

 

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“04:21, afferma l’oleorario, a intermittenza, vomitando i numeri dal cielo, su su su in alto, al suolo.”

Si apre la prima pagina e si è subito disorientati, proiettati in un mondo di cui non si conoscono le coordinate temporali, spaziali e soprattutto logiche, un mondo che si fa fatica a riconoscere: siamo dentro una distopia, un futuro da incubo in cui la rete internet è innestata direttamente nel cervello, cartoni e quiz porno sono trasmessi a tutte le ore come intrattenimento e chiunque non si adatti a questo stato di cose o faccia resistenza è un disadattato, un inefficiente come viene definito all’interno di questa società iperperfezionista, regolata e disumana. La matrice di un simile impasto allucinatorio è presto detta, anzi, palesata dal testo stesso: 1984 di Orwell, Il mondo nuovo di Aldous Huxley, Ma gli androidi sognano pecore elettriche? di Philip K. Dick… la letteratura distopica e quella di fantascienza, il lascito di grandi scrittori che hanno prefigurato la degenerazione di un sistema sociale e che, a quanto pare, non sono stati ascoltati.

muto fabrizio colelli

 

“Avevo una teoria: i grandi insegnamenti che ci avevano lasciato con quei libri non erano serviti granché ai deboli per difendersi dai potenti, ma erano stati di grande aiuto ai potenti per tenere a bada i deboli”

 

È il 2055, poi il 2012, il 2001, infine il 1984. Un viaggio a ritroso nella storia dell’individuo, della voce narrante che cominciamo a conoscere come un numero di serie anonimo DG315NZ e scopriamo poi essere Cristian Damiani, il muto del titolo, muto per scelta e ostinata convinzione nel tentativo di preservare quell’individualità che il potere tenta di strappargli. Un viaggio che inizia dalla fine che è precognizione e chiave di lettura di tutto il testo: futuro e passato si intrecciano man mano che si evidenziano, proprio grazie al protagonista, i punti di contatto tra le epoche. Tra la distopia e la contemporaneità, sembra dirci Fabrizio Colelli, non c’è molta differenza, hanno gli stessi tratti di autoritarismo e repressione. Se nel 2055 il potere veste i panni di strani dottori che conducono esperimenti innominabili sull’uomo – tanto da farci pensare al metodo Ludovico di Arancia Meccanica, nel 1984 è la maestra con la sua pedagogia delle punizioni corporali e il terrore dell’inferno. Quello che si squaderna, pagina dopo pagina, è il dramma sociale del completo annientamento dell’individuo, costretto entro schemi e regole codificate per essere concepito come normale.

 

La grande questione che affronta Muto! di Fabrizio Colelli, con una scrittura che oscilla tra la narrazione e il flusso di coscienza, è proprio quella della normalità intesa come medietà: essere un “bravo bambino” e un “individuo efficace” significa accettare l’omologazione, diventare uno dei tanti pezzi prodotti in serie; l’opposto è la deviazione, l’imprevedibile e, quindi, la follia. La follia di chi sceglie di non parlare più, di avere pensieri suoi, di comportarsi secondo un sistema altro…la follia di essere sé stessi, individui unici, con un’identità, un nome, una storia.

Muto! che passa in rassegna futuro e passato, in realtà punta l’attenzione sul nostro tempo, su un potere che – complice una certa psicologia comportamentista, ormai superata ma sempre incombente – sfrutta le debolezze dei singoli per manipolarli e sottometterli, renderli schiavi di un sistema che si autoalimenta in un circolo perverso, che vuole tutti uguali per poterli controllare meglio. Si è normali se si è uguali agli altri, conformi agli standard, entro la media statistica, sereni cittadini di un mondo che esclude tutto ciò che è diverso: dal nero all’omosessuale, tutto ciò che è minoranza, 49% della popolazione, non è previsto e va normalizzato, riportato dentro i ranghi o eliminato. Si è normali se al test dei tre giorni si risponde “No” al quesito 28, se non si pensa troppo spesso alla morte, se non ci si interroga poi molto. Normali perché lo dice un questionario.

 

Muto! parla della malattia mentale, la mette a testo ma ne ribalta il significato: anomalo è il protagonista proprio perché cerca di lottare in ogni modo per conservare la sua umanità in un mondo che tende ad appiattire tutto, malato è colui che porta alta la fiaccola della consapevolezza. E normale è questo mondo che patologizza l’individuo e ne fa un caso clinico degno di cura, di correzione o punizione. Non è un caso, certo, che l’ultima sezione del libro, quella che risale all’infanzia, sia aperta da una citazione da Sorvegliare e Punire di Foucault “La pena deve produrre il proprio effetto di prevenzione generale soprattutto nei confronti di chi non ha commesso il delitto”.

 

Per questo il Centro di Psicologia e Psicoterapia La Fenice propone per Sabato 19 novembre alle 16.30 un incontro dal titolo “Cura e scrittura” in cui verrà presentato proprio Muto! di Fabrizio Colelli, un testo che permette di riflettere sul concetto di malattia mentale, di terapia e soprattutto di come una corretta terapia non sia volta a “riparare” un guasto nell’individuo, ma a valorizzarne l’incredibile unicità.

 

Muto! sul sito di Augh edizioni

 

Sara Fabrizi

 

Sara Fabrizi

Author: Sara Fabrizi

Classe '92, laureata in Filologia Moderna all'Università di Roma "La Sapienza", redattrice per NéaPolis e Tutored. Gestisco due blog "Parole in viaggio" dedicato all'arte e ai luoghi d'Italia e "Storie dal cassetto", raccolta di racconti brevi soprattutto a carattere psicologico. Un mio racconto "Il battesimo del fuoco" è stato selezionato e pubblicato nell'antologia "I racconti di Cultora. Centro-sud" seconda edizione per Historica edizioni nel 2015. Sono membro fondatore dell'associazione "La parola che non muore" e responsabile dell'ufficio stampa per il Festival omonimo a Civita di Bagnoregio, inaugurato nel 2015.

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