Leggende e tradizioni dell’Aventino

A spasso sull’Aventino, uno dei colli di Roma

Un dolce pendio e delle rose avvinghiate intorno alle grate come mani protese verso l’esterno. Una salita che porta direttamente ad un Eden in miniatura in cui, quando la luce si fa radente durante le fredde e terse giornate invernali, sembra di veder accendersi sugli alberi mille splendidi soli. Pare proprio di ritrovarsi magicamente in quel famoso Giardino delle Esperidi, raggiunto da Ercole per conquistare i pomi d’oro, custodito da un enorme drago insonne: il giardino degli Aranci con la sua vista su Roma, diventa nell’immaginazione un luogo estremamente evocativo, soprattutto nelle ore meno frequentate.

Ma l‘Aventino ha altre suggestioni da regalare a chi sa guardare un po’ più in là; e sulla scia del profumo degli aranci si possono scoprire altre curiosità.
Basta entrare nella Basilica di Santa Sabina, costruita nel V secolo sulla tomba della santa omonima. Si tratta di una delle basiliche paleocristiane meglio conservate.

Attraversando il grande atrio che fa da ingresso e che ricalca la forma dell’antico nartece – la parte antistante la chiesa che divideva la comunità da coloro che dovevano ancora accedervi, i catecumeni, e dai penitenti – si scopre nel muro un piccolo oblò che dà sul chiostro della basilica e permette di osservare un albero di arancio. Non proviene dal vicino giardino ma ha una storia molto più antica, che si perde nella leggenda e apre un capitolo affascinante: raccontano le fonti che a piantare l’albero nel 1220 , portandone la pianta direttamente dalla Spagna, fu San Domenico che visse a lungo in questo luogo. Ci troveremmo di fronte al più antico albero di arancio trapiantato in Italia giacché si racconta che la pianta si sarebbe rigenerata nel corso dei secoli in modo miracoloso, continuando a dare frutto dagli alberi rinati su quello originario.

Leggende e segreti sull'Aventino

Ma Santa Sabina non ha finito di regalarci un giro nelle superstizioni e leggende medievali. Se ci voltiamo subito dopo essere entrati, infatti, ci troveremo davanti una colonnina u cui è posata una pietra nera con strane incisioni, quasi che vi fosse impresso il segno di artigli. Proprio questo dettaglio ha probabilmente dato vita alla sua storia giacché ci troviamo di fronte alla Lapis Diaboli, la misteriosa Pietra del Diavolo.

Leggende e segreti sull'AventinoSan Domenico si trovava in preghiera nella chiesa: giunse il diavolo a tentare di sedurlo e piegarlo al peccato, ma il santo fu irremovibile. Il fallimento delle proprie malizie deluse profondamente il demonio che, non potendo ottenere l’anima di Domenico, volle almeno danneggiarne il corpo. Si dice, dunque, che egli afferrò una pietra del tetto della basilica e che la scagliò contro di lui. La pietra cadde vicino all’uomo in preghiera, sfiorandolo appena. La pietra, raccolta, venne custodita come un cimelio, la testimonianza di un evento miracoloso.
Prima di uscire, un occhio andrebbe anche alla porta della basilica, in legno di cipresso. Si tratta della porta originale, sebbene mancane di alcune parti, e rappresenta il più antico esempio di scultura lignea paleocristiana. Detiene, inoltre, un altro importante primato: tra le scene rappresentate vi è anche una crocefissione, la prima a noi nota nell’arte paleocristiana.

Leggende e segreti sull'AventinoPoco distante si trova la chiesa di Sant’Alessio, ancora più antica e legata al culto del santo protettore di viaggiatori e pellegrini, tanto che il suo nome veniva invocato spesso per chiedere ospitalità. La ragione di questa speciale predilezione per coloro che sono senza rifugio è data dal fatto che egli stesso fu mendico e senza dimora, dopo essere fuggito dalla casa del padre per opporsi al matrimonio che gli era stato imposto. Tornato a casa dopo 17 anni di vagabondaggio non venne riconosciuto, ma il padre volle comunque dargli ospitalità in un sottoscala dove egli trascorse gli ultimi giorni di vita. La chiesa sarebbe sorta proprio dove anticamente era sita quella casa e al suo interno si trova un pozzo coperto: le mani dei fedeli ne hanno consumato il coperchio, come spesso si vede per i piedi e le mani delle statue dotate di un significato particolare. Questo sarebbe infatti il pozzo da cui Alessio avrebbe attinto l’acqua durante il suo “ultimo viaggio”.

Leggende e segreti sull'Aventino

Ultima tappa per il curioso che abbia intrapreso la salita dell’Aventino non può che essere la chiesa di Santa Maria del Priorato, nota universalmente per il “buco della serratura” da cui si può osservare in perfetta prospettiva il Cupolone di San Pietro che spunta inquadrato tra le siepi del giardino.

 

 

Articolo di Daniele Morali

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Redazione Nèa Polis

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