“L’Immortale sono io!”, intervista al poeta argentino Eduardo Kovalivker

“Oggi, 30 novembre 1980 sto scrivendo; io, Manuel De Léon, nato il 9 ottobre 1970, figlio di uno dei pochi medici che allora alleviavano i mali della gente nella piccola città di Santa Marìa de los Buenos Aires”.  Si presenta così l'”Immortale” di Eduardo Kovalivker, poeta e prosatore argentino di origini ebraiche. Il romanzo, edito dalla Wip edizioni e tradotto dalla giornalista Maria Cristina Fraddosio, racconta la missione mistica e intellettuale del protagonista, che attraversa i secoli per riportare alla luce lo splendore delle antiche civiltà precolombiane.

In occasione della presentazione a Roma del romanzo, abbiamo intervistato il suo autore che ha chiarito, una volta per tutte: “Sono io l’Immortale!”.

Come si è avvicinato alla scrittura?

Scrivo poesie sin da quando ero un bambino. A otto anni ne dedicai una alla mia compagna di banco, di cui ero innamorato. Sono stato tutta la vita innamorato e tutta la vita ho scritto poesia. . Quando ho finito la scuola, ho scelto di studare ingegneria chimica, per non morire di fame. Ho rilevato l’impresa di mio padre che ho fatto crescere nel corso degli anni, fino a che non ha distribuito farmaci in tutta l’Argentina. La scrittura e la poesia, però, avevano lasciato una traccia nel mio cuore e dopo parecchi anni ho pubblicato il primo libro “Las horas que quedaron” ( (“Le ore che rimangono” nrd), una raccolta di poesie.

A chi dedica le sue poesie?

Ho fatto poesia suo ogni cosa, anche sulla storia rivoluzionaria. Sono ateo e socialista da quando avevo otto anni e, anche oggi che ho una posizione economica formidabile, continuo a essere ateo e socialista. Oppure, nella poesia “Fantasmas”, parlo della condizione della donna. Scrivo molti poemi antireligiosi, di valore civile politico, ma anche personale e sentimentale.

Chi è l’Immortale?

L’immortale sono io, sono nato nel 1770. Ero figlio di uno dei pochi medici che curava la povera gente nella città di Santa Maria di Buenos Aires. (ride). Sono assolutamente convinto che l’universo ci sia sempre stato, che sia cambiata solo la disposizione delle molecole. Quella che oggi è una tua molecola, domani sarà mia: questa storia non ha principio e non ha fine, Dio non esiste, esistono gli atomi, che sono sempre esistiti, per cui non ha senso parlare di tempo. Sono un uomo di scienza, studio la grande forza che agisce nel mondo e nell’universo.

Nel libro denuncia la violenza degli Europei sui Maya e sugli Incas e si invita a riscoprire la loro cultura.

La violenza è parte della storia del mondo: c’era una guerra fratricida anche tra tribù indigene, che portò allo sterminio. Ma la cultura che hanno portato gli spagnoli era una cultura di bestie, una cultura di sottomissione, tipica del cristianesimo cattolico. Nella cultura Inca, c’era una divisione sociale molto simile a quella dei Kibbutz: le donne si occupavano dei tessuti e dei figli, gli uomini dell’acqua che veniva dalla montagna. Il frutto di questo lavoro collettivo andava solo in minima parte al capo, il resto era distribuito tra la gente, praticamente una forma di socialismo ante litteram.

Le capacità ingegneristiche erano, ad esempio totalmente superiori a quelle degli spagnoli, basta vedere le piramidi che costruivano. L’Immortale pensa che gli dei che hanno dato queste conoscenze ai centroamericani fossero superiori a quello degli ebrei e dei cristiani. Erano più simili alla cultura egiziana.

E qual è il loro punto di incontro?

È possibile una forma di vita aliena, che è entrata in contatto con entrambi. Non si può mai dire.

Eppure c’era violenza anche nella cultura Incas…

Parlano di sacrifici umani, ma quello che facevano gli indigeni è minimo rispetto al sacrificio che chiedeva la Chiesa cattolica. Molti di quelli che morivano, volevano essere sacrificati. Nell gioco dell Pelota (partita con la palla, tipica Incas), il capitano della squadra vincitrice era colui che si sacrificava per primo, in pratica vinceva per uccidersi.

Quanto è sopravvissuto di questa cultura?

È molto contaminata, c’è un sincretismo tra culture. Qualcosa delle antiche doti è rimasto, molto influenzato dalla cultura cristiana. Dubito che oggi chiunque riuscirebbe a costruire quelle piramidi.

Nel romanzo, l’Immortale incontra personaggi-chiave della storia, dell’arte, della politica. Oggi, chi incontrerebbe?

Un personaggio importante degli ultimi anni è, secondo me, Barack Obama. Ho apprezzato la sua elezione come presidente degli Stati Uniti. È stato un passo in avanti per l’umanità, infatti ho dedicato al popolo americano una mia poesia. Non credo che qui in Europa sarebbe possibile.

Da socialista, si sarebbe potuto pensare a Fidel Castro…

Fidel Castro ha portato una dittatura: il popolo cubano è un popolo di lavoratori, ha riscosso diversi successi, ma è oppresso. Non c’è socialismo dove non c’è libertà.

Francesca Torre

Author: Redazione Nèa Polis

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