MAXXI: l’arte in un guscio contemporaneo

MAXXI: l’arte in un guscio contemporaneo

Roma Nascosta vi porta alla scoperta del MAXXI: domenica 6 novembre 2016 visita guidata con un architetto che svelerà tutte le particolarità di questo luogo. Per informazioni clicca qui

 

Pareti curvilinee, vuoti e pieni imprevedibili, quote variabili, scale d’acciaio che paiono sospese nell’aria, un susseguirsi di volumi che mutano con l’inclinazione dello sguardo e l’esplorazione dello spazio: nel MAXXI, il Museo del XXI secolo, l’architettura ha trovato un modo per mettersi in gioco e reinventarsi.

Messa al bando la linearità di spazi sempre uguali, contenitori col solo scopo di essere riempiti, ci troviamo di fronte ad un edificio in cui è l’arte non è soltanto racchiusa tra le pareti, ma esce fuori e diventa quelle pareti, il tutto grazie all’ingegno di una delle architette più celebri della nostra epoca, scomparsa a marzo 2016, Zaha Hadid.

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Photocredit: Roland Halbe

Il MAXXI è un prodotto del millennio morente, nato da un bando di concorso del 1998 che si poneva l’obiettivo della realizzazione del nuovo polo nazionale, culturale ed espositivo, dedicato all’arte contemporanea: di 273 candidature valutate dalla giuria internazionale, 15 sono quelle che vengono portate avanti. Il progetto vincitore è quello dell’anglo-irachena Zaha Hadid, una struttura polifunzionale che riusciva a integrare pienamente la creatività e la sperimentazione con l’esigenza di inserirsi i un tessuto urbano preesistente ben definito. L’area dove sarebbe sorto il Museo del XXI secolo, infatti, era quella dell’ex caserma Montello al Flaminio: un complesso di officine e padiglioni che avevano ormai perduto il loro impiego originario e si prestavano ad essere recuperati e reimessi nella vita della città.

Dal millennio che si spegne nasce il MAXXI, destinato a destare oltre che l’attenzione ammirata del pubblico che va a vederlo una selva di critiche feroci, critiche inevitabili per ciò che è contemporaneo e quindi, di per sé stesso, fuori dai canoni tradizionali, fuori dalle convenzioni, rappresentativo non della storia passata ma del tempo presente con le sue molteplici contraddizioni. La stampa estera, ancora prima dell’inaugurazione dell’edificio, si è mostrata divisa e discorde sul giudizio da emanare per questa creatura gigantesca, ritenuta da alcuni “un mausoleo che l’architetto anglo-irakeno Zaha Hadid avrebbe costruito in omaggio alla propria divinità” (cfr. Repubblica) come fa intendere il quotidiano francese Liberation, mentre sul New York Times  si potevano leggere recensioni veramente entusiastiche.

A distanza di sei anni dall’inaugurazione, avvenuta il 28 maggio 2010, il MAXXI è divenuto un pezzo integrale della città, grazie anche alla possibilità di poter apprezzare parte della collezione permanente del museo gratuitamente (dal martedì al venerdì e ogni prima domenica del mese) ma soprattutto all’inevitabile processo di assuefazione che si innesca per ogni evento e oggetto. In una città come Roma, in cui le radici antiche convivono con i residui delle epoche più disparate, anche l’ipercontemporaneo – destabilizzante e caotico – trova la sua nicchia.

maxxi zaha hadid

Un involucro così particolare non può che introdurre una collezione estremamente variegata, o meglio tre collezioni, divise per categoria: arte, architettura e fotografia che è, però, inglobata in quella di architettura poiché si tratta di scatti derivati da programmo di ricerca e analisi sul territorio italiano.

La collezione arte include circa 400 opere di artisti del panorama internazionale, con una particolare attenzione a quelli italiani o agli stranieri che presentano, nella loro ricerca artistica, un particolare legame con il territorio italico: basti l’esempio di William Kentridge, l’artista sudafricano, impegnato recentemente nella realizzazione di Triumphs and Laments sui bastioni del Tevere. I quadri di Francis Alÿs convivono con le installazioni di Flavio Favelli e le opere di Alighiero Boetti.

La collezione architettura, oscillante tra XX e XXI secolo, comprende una vasta serie di materiali che permettono di guardare più da vicino quello che c’è dietro e prima del mattone: disegni, progetti, modellini e documenti che ricostruiscono il processo dall’ideazione alla messa in forma. Per questo nella sezione rientra anche al fotografia, e il MAXXI può vantare tra le sue acquisizioni le fotografie di un gigante come Gabriele Basilico assieme a quelle di Letizia Battaglia, John Davies, Mimmo Jodice, Armin Linke, Guido Guidi, Walter Niedermayr, Massimo Vitali.

La contemporaneità, infine, entra anche nella fruizione delle opere: il MAXXI è, infatti, entrato nel Google Art Project, la piattaforma che consente tour virtuali e l’esplorazione di opere in tutto il mondo: uno strumento che amplia l’accessibilità e mette a disposizione un patrimonio inestimabile del nostro tempo.

Sito ufficiale del MAXXI

 

Sara Fabrizi

Sara Fabrizi

Author: Sara Fabrizi

Classe '92, laureata in Filologia Moderna all'Università di Roma "La Sapienza", redattrice per NéaPolis e Tutored. Gestisco due blog "Parole in viaggio" dedicato all'arte e ai luoghi d'Italia e "Storie dal cassetto", raccolta di racconti brevi soprattutto a carattere psicologico. Un mio racconto "Il battesimo del fuoco" è stato selezionato e pubblicato nell'antologia "I racconti di Cultora. Centro-sud" seconda edizione per Historica edizioni nel 2015. Sono membro fondatore dell'associazione "La parola che non muore" e responsabile dell'ufficio stampa per il Festival omonimo a Civita di Bagnoregio, inaugurato nel 2015.

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