Nutrire l’Impero: quando Roma iniziò a decadere

Me lo ero ripromessa. Dovevo andare prima che finisse. Per un solo motivo: capire. Un medico da cui sono andata anni addietro ed oggi molto in voga di nome Piero Mozzi asserì: “I romani hanno cominciato a perdere  potere quando hanno iniziato a mangiare i cereali.” Premetto che sono ormai tre anni che seguo i suoi consigli, ma questa affermazione mi lasciò interdetta. Fu la prima cosa a cui pensai quando venni a sapere che il museo dell’Ara Pacis ospitava questa mostra.

E devo ammettere che è una grossa verità. Vedendo le date si può asserire che tra il 27 a.C. e il 337 d.C. l’Impero crebbe così tanto che il cibo divenne un problema. Bisognava sfamare una grossa quantità di persone e gli Imperatori si resero conto che gli alimenti potevano divenire un mezzo controllo per le masse. Per questo lo Stato passava ogni mese alla “plebe frumentaria” ( cittadini romani, maschi, adulti e residenti ) 35 kg di frumento a testa. In questo modo si garantivano due fattori: un popolo non affamato, quindi meno rivolte e un popolo vigoroso, pronto per le campagne di guerra. Io aggiungerei anche un popolo meno sano: difatti gli studi recenti ci dicono che tutti i cereali, essendo zuccheri composti saziano a breve termine e creano “dipendenza”. Ma come sfamare un numero così elevato di persone? Le colonie (Africa, Sicilia, Sardegna ) divengono terreni su cui poter piantare frumento. Eppure siamo all’inizio della fine, dato che nel 395 si ha la divisione dell’Impero.

La vera alimentazione romana era molto variegata. Lo si può notare tra i resti, ormai carbonizzati, ritrovati a Pompei, dalla ricostruzioni di una villa che autoproduceva e vedeva cibo, dai prezzari imposti al mercato: pesce, cacciagione, legumi, fichi, prugne come frutti e per finire frutta secca ( mandorle, noci ), vino, olio e tanta, tanta verdura. Lo stesso Plauto ricorda che i romani erano grossi “mangiatori di erbe”. Questa è la vera dieta mediterranea!

Diamo spesso la colpa delle malattie odierne allo stress, all’inquinamento e siamo sottoposti a numerose analisi per la diagnosi precoce. Ma quanto sono importanti gli alimenti che ingeriamo quotidianamente? Anche se alcune branche della medicina iniziano a trovare correlazioni tra malattia e alimentazione  e l’aumento di celiaci e intolleranti ci parla di grossi stati infiammatori dei nostri corpi, tendiamo a colpevolizzare il caso. E se invece, ci fosse una correlazione forte tra cibo e sistema immunitario?

Ora, non ditemi che noi siamo più stressati dei romani: facevano guerre che duravano anni, lavoravano duro e non vivevano nel benessere moderno ( sicuramente le strade avevano meno buche e i servizi funzionavano meglio ). La diagnosi precoce è uno specchietto per le allodole: in primo perché diagnosi non è prevenzione, quindi non si tratta di una diminuzione delle malattie bensì di una “presa in tempo” di queste ultime, in secondo perché studi recenti attestano che molte persone morte in incidenti, non sapevano di avere tumori o noduli o malattie autoimmuni e genetiche. L’inquinamento potrebbe essere una ragione valida: ma spiegatemi perché in Cina l’incidenza, ad esempio, dei tumori è molto meno alta rispetto all’Occidente: eppure il grado di inquinamento è più alto.

Nutrire l'Impero: quando Roma iniziò a decadere

Cosa mangiavano i romani?  Frutta ce n’era poca, si raccoglieva e si essiccava ( fichi e prugne erano molto consumate, usatissimi anche i semi oleosi, le mandorle e le noci ). Unico dolcificante il miele. Legumi assai ( lenticchie, ceci, fave, cicerchie ) si autoproducevano, dato che hanno la grande capacità di rilasciare sali nel terreno, quindi di nutrirlo e di non occupare spazio ( a differenza di mais e frumento ) – anche se la polenta, prima dell’arrivo del grano, era molto utilizzata-. Galline e polli penso non mancassero nei cortili ( esisteva anche la professione della pollaia ), così come le uova ( in mostra un attrezzo per cuocerle ) e la cacciagione, gli agnelli, i pesci facilmente reperibili. Verdure ce n’erano di tutti i tipi e ne venivano consumate in grosse quantità. Il vino veniva autoprodotto dai più ricchi, oppure importato da Spagna e Gallia. L’olio, che serviva anche da combustibile, medicinale e cosmetico era autoctono e prevalentemente prodotto ove ancora oggi si produce.

Ma l’Impero perde via via forza. Tre sono stati gli alimenti che mi hanno colpito: il grano, il vino e la carne di maiale. Tre alimenti che venivano prodotti in grosse quantità e dati alla plebe frumentaria gratuitamente. Un po’ come oggi, la popolazione veniva sfamata con prodotti di scarsa qualità, facili da produrre. Il vino assopiva il popolo, Il frumento lo appesantiva, il maiale lo infiammava.

Il meccanismo oggi non è cambiato, si è solo privatizzato ma gli effetti sulla popolazione mondiale sono evidenti. E come afferma questo medico: “Basterebbero i legumi per sfamare il mondo”.

Le coscienze assopite fanno fatica a venire fuori dal guscio, ma molti hanno iniziato l’autoproduzione, a leggere le etichette e a comprare di meno, ma di qualità. Forse qualcosa si muove. Anche noi siamo diventati deboli, nel fisico e nell’anima. Sicuramente questa alimentazione piena di zuccheri non ci aiuta. Ci infiamma, ci rende ciechi e meno coscienti e più aggressivi. Come è successo ai nostri predecessori.

Una riflessione non solo alla fine di questa mostra, ma anche alla fine di Expo, dal tema più che mai altisonante “Nutrire il pianeta”, pieno di grosse aspettative e in concomitanza con numerose testate giornalistiche che sbandierano liste di cibi cancerogeni.

Silvia Grillo

Elio Tomassetti

Author: Elio Tomassetti

Direttore della testata e giornalista dal 2010, dopo la laurea in Giurisprudenza mi sono sempre occupato di comunicazione soprattutto nei settori socio-culturali. Contatto: eliotomassetti1988@gmail.com

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