Palazzo Pamphili, la dimora della papessa

Palazzo Pamphili, la dimora della papessa

Il 21 dicembre Roma Nascosta organizza una visita guidata a Palazzo Pamphili. Prenotazione obbligatoria scrivendo a romanascosta@neapolisroma.it oppure inviando un sms o whatsapp al numero: 3280593784

 

Palazzo Pamphili, affacciato su Piazza Navona, ne rappresenta in qualche modo il motore propulsore, l’origine della sua attuale configurazione. La Fontana dei fiumi, quella del Moro, la chiesa di Sant’Agnese restaurata dal Borromini: elementi distinti ma parti di un unico grande progetto volto ad esaltare la famiglia di cui Palazzo Pamphili porta il nome, i Pamphili appunto. Possiamo allora pensare a Piazza Navona, sorta sul tracciato dello stadio di Domiziano, come il grande cortile di questo palazzo, un cortile monumentale.

palazzo pamphili a piazza NavonaÈ il 1630 quando il cardinale Giovanni Battista Pamphili, futuro papa Innocenzo X, decide di far costruire -nell’area in cui sorgevano alcune case già proprietà della famiglia – il palazzo, realizzato da Girolamo Rainaldi.

Un luogo simbolo che ben presto nell’immaginazione popolare si lega ad un personaggio estremamente singolare, acquisito dalla famiglia Pamphili per matrimonio: Olimpia Maidalchini, meglio nota ai romani col soprannome, attribuitole da Pasquino, di Pimpaccia.

 

 

Tale fu lo scalpore dovuto a questa donna, tanto forte da diventare una sorta di “padrona di Roma”, da sollecitare non soltanto le dicerie più varie, ma la stesura di una succinta biografia, Vita di donna Olimpia (1666), da parte di Gregorio Leti, a neanche dieci anni dalla sua morte (1657).

La “Pimpaccia de Piazza Navona”

a pimpaccia di piazza Navona che visse a palazzo pamphiliDonna Olimpia non era destinata al matrimonio: come tutte le figlie di buona famiglia avrebbe dovuto sottostare alla volontà paterna e farsi monaca, per lasciare intatto il patrimonio al fratello maggiore. Fin qui sembra di leggere la storia della Monaca di Monza; ma Olimpia, a onor del vero, dimostrò una tempra ben più forte del personaggio di Manzoni. Affidata ad un sacerdote per la preparazione spirituale, onde liberarsi di lui, lo accusò di molestie sessuali, riuscendo così a sventare il pericolo del convento.

Sposata ad un uomo ricco e anziano, Paolo Nini, nel giro di soli tre anni rimase vedova e padrona di un’eredità che le avrebbe spianato la strada. Ambiziosa e volitiva, scelse di convolare a nozze con Pamphilo Pamphili (1612): la nobiltà decaduta dei Pamphili incontrava così le straordinarie ricchezze di una borghese che, più che l’uomo che aveva sposato, mirava a suo cognato, il promettente vescovo Giovanni Battista, la cui carriera venne notevolmente agevolata dal sostegno economico di donna Olimpia.

A rendere conto della straordinaria influenza della donna sul cognato basta un episodio: al momento della cerimonia della Presa di Possesso (rito con il quale il papa si insedia) Innocenzo X fece deviare il corteo che, come da tradizione, stava effettuando la “cavalcata” per dirigersi sotto le finestre di Palazzo Pamphili ed impartire la benedizione alla sua Olimpiuccia.

Non sbagliava forse il popolo romano quando alludeva ad un rapporto poco lecito, se non scandaloso, tra i cognati: secondo quando riportato dal Leti, la Pimpaccia si intratteneva lungamente con il cognato (“si tratteneva molto più nel cabinetto con questo che nel letto con quello e, quel che più importa, che bene spesso lo stesso marito non sapeva ritrovare in casa né il fratello né la moglie […]”) e quando Pamphilo morì più d’uno sospettò che la mano della moglie avesse dispensato veleno.

Palazzo Pamphili, dunque, divenne la dimora della papessa, i cui capricci determinarono, a quanto sembra, le sorti della stessa Piazza Navona; basti pensare che, secondo la tradizione, l’appalto per la realizzazione della Fontana dei fiumi venne dato a Bernini per un’unica ragione: egli aveva donato all’avida donna un modello argento massiccio della fontana. Ciò fu sufficiente a far ricadere su di lui la scelta del pontefice, dapprima orientato ad affidare il lavoro al Borromini.

piazza navona, palazzo pamphili

Palazzo Pamphili, di fatto, venne abitato dalla famiglia per un periodo estremamente breve: già il figlio di donna Olimpia, Camillo Pamphili, sposando Olimpia Aldobrandini dopo aver abbandonato la carica di cardinale (contro il volere dei familiari), si trasferì in quello che oggi è Palazzo Doria-Pamphili in via del Corso. Il Palazzo tanto voluto dallo zio papa per l’esaltazione dei Pamphili fu abbandonato e dato in affitto, divenendo anche un pensionato. Dopo alterne vicende nel corso del Novecento il palazzo dal 1921 ospita la sede ufficiale dell’Ambasciata del Brasile e dell’istituto di cultura italo-brasiliano ed è divenuto proprietà brasiliana nel 1961. Nel Grande Salone decorato dal Borromini, dove un tempo la nobile famiglia accoglieva i propri ospiti, oggi si tengono eventi letterari e musicali mentre il primo piano, ove si colloca il corridoio ribattezzato Galleria Candido Portinari, dedicata ad uno dei più illustri pittori brasiliani del XX secolo, ospita spesso mostre ad ingresso gratuito.

 

Sara Fabrizi

 

Sara Fabrizi

Author: Sara Fabrizi

Classe '92, laureata in Filologia Moderna all'Università di Roma "La Sapienza", redattrice per NéaPolis e Tutored. Gestisco due blog "Parole in viaggio" dedicato all'arte e ai luoghi d'Italia e "Storie dal cassetto", raccolta di racconti brevi soprattutto a carattere psicologico. Un mio racconto "Il battesimo del fuoco" è stato selezionato e pubblicato nell'antologia "I racconti di Cultora. Centro-sud" seconda edizione per Historica edizioni nel 2015. Sono membro fondatore dell'associazione "La parola che non muore" e responsabile dell'ufficio stampa per il Festival omonimo a Civita di Bagnoregio, inaugurato nel 2015.

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