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Visita guidata ai Musei Capitolini, luogo simbolo dell’arte a Roma

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Visita guidata ai Musei Capitolini, luogo simbolo dell’arte a Roma

Roma Nascosta vi invita alla visita guidata ai Musei Capitolini, evento unico per scoprire i segreti del museo più antico del mondo Appuntamento: sabato 21 aprile alle ore 15:15 in piazza del Campidoglio, davanti la statua del Marco Aurelio Orario inizio: 15:40 (termine visita ore 17:15) Costo della visita: 9€ Quota associativa (tessera valida fino al 31 dicembre 2018): 6€ Costo speciale per Under 18: 3€ (comprensivi di quota associativa) Costo per invalidi: 10€ (comprensivi di quota associativa) Cuffie: 2€ l’una PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA: scrivendo una mail a info@romanascosta.net o mandando SMS o Whatsapp al numero 3280593784. Per avere copia della nostra pubblicazione “Roma Nascosta” scriverci al momento della prenotazione. Visita guidata ai Musei Capitolini Una visita guidata ai Musei Capitolini è d’obbligo, almeno una volta nella vita. Istituito nel 1471 da papa Sisto IV, ma totalmente aperto al pubblico nel 1734 per volere di papa Clemente XII, questo incredibile polo museale è considerato il primo vero e proprio museo al mondo, inteso come luogo in cui le opere siano fruibili a chiunque desideri ammirarle. Suddivisi tra Palazzo dei Conservatori e Palazzo Nuovo, entrambi affacciati sulla michelangiolesca piazza del Campidoglio, i Musei Capitolini ospitano alcune delle opere scultoree d’epoca romana più importati al mondo. Arricchiti nel corso degli anni da donazioni artistiche di differente genere, da secoli rimangono una delle mete più attrattive per turisti provenienti da ogni angolo del globo. Le opere principali Simbolo dei Musei e opera, probabilmente, più famosa tra quelle in essi conservate, è la statua equestre di Marco Aurelio, di cui è possibile ammirare una copia al centro della piazza del Campidoglio. Ma sono tante altre le preziosità presenti all’interno dei due edifici storici: dal San Giovanni Battista di Caravaggio alla Lupa capitolina, simbolo della Città Eterna; dalla testa colossale di Costantino al Ritratto di Carlo I d’Angiò di Arnolfo di Cambio; dal Battesimo di Cristo di Tiziano al Galata morente. Tra statue “parlanti” e testimonianze dei fasti dell’epoca imperiale, i Musei Capitolini erano e sono tutt’oggi un luogo magico e unico al mondo. Visitarli non è una possibilità, ma un vero e proprio dovere. E voi, cosa aspettate? Unitevi a noi: Roma Nascosta vi porta a immergervi nel cuore dell’arte romana, perdendovi tra alcune delle collezioni più preziose al...

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Visita a Sant’Ivo alla Sapienza: tra la Massoneria e il Barocco

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Visita a Sant’Ivo alla Sapienza: tra la Massoneria e il Barocco

Visita guidata a Sant’Ivo alla Sapienza «Chi segue gli altri non gli va mai inanzi. Ed io al certo non mi sarei posto a questa professione col fine d’esser solo copista». Così Francesco Borromini nell’Opus Architectonicum descriveva la sua vocazione per l’architettura. Non copiare, ma creare. La genialità dell’artista è nel trasformare l’ispirazione in qualcosa di nuovo. Un’idea che segna l’intero percorso esistenziale di Borromini, e che forse trova una delle sue sintesi più elevate nella chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza. Sant’Ivo alla Sapienza Situata all’interno del cortile del Palazzo della Sapienza, antica sede dell’Università di Roma, tale chiesa, dedicata al patrono degli avvocati, fu realizzata tra il 1642 e il 1660. Un lavoro di altissima complessità per Borromini, il quale fu condizionato nel proprio progetto dalla preesistenza del palazzo e del cortile. Come trovare spazio in un limitatissimo quadrato? Per rispondere a questo dilemma, Borromini disegnò una pianta del tutto originale, basata sull’intersecazione di due triangoli equilateri. La stella a sei punte che ne venne fuori fu stravolta aggiungendo e sottraendo degli spazi circolari. Il risultato fu un impianto mistilineo carico di significati simbolici. La pianta rappresentava infatti il sigillo di Salomone, sintesi del pensiero ermetico e massonico, al cui interno erano rintracciabili tutti gli elementi naturali: fuoco, acqua, aria, terra. Ma non solo. Dalla sovrapposizione dei triangoli e degli spazi circolari vennero infatti a crearsi anche tre api stilizzate. Cosa rappresentavano le api? La carità, la prudenza, la laboriosità. Erano inoltre l’elemento principale dello stemma della famiglia Barberini, cui apparteneva papa Urbano VIII, il committente dei lavori. Insomma, nulla era lasciato al caso nel progetto dell’architetto ticinese. L’elemento che forse destava, e desta tutt’oggi, maggior stupore è però il lanternino. Formato da sei sezioni concave, culminanti in pinnacoli, anche il lanternino fu caricato di molteplici elementi simbolici: basti pensare che la spirale formata dai pinnacoli, teorema dell’Infinita Sapienza Divina, doveva rappresentare secondo Borromini l’ascensione della mente umana verso Dio. Proprio per questo, la corona pinnacolare finisce per sorreggere prima un globo e, infine, la croce. Fulmini sulla cupola Una cupola bizzarra e fantasiosa, quella ideata dal Borromini. Un pregiato esempio di architettura barocca portata all’estremo delle proprie possibilità. E pensare che più volte tale meraviglia ha rischiato di non arrivare ai nostri giorni! Come testimoniato da padre Girolamo Maria Fonda ne La Memoria fisica sopra la maniera di preservare gli edifizii dal fulmine, pubblicato a più di un secolo dal termine dei lavori, in soli trentadue anni furono ben quattro i fulmini che si abbatterono sull’estremità della cupola, non senza lasciare traccia. Per nostra fortuna, però, nessuna scarica elettrica è mai riuscita a scalfirne la bellezza, rimasta intatta. Simbolismo, massoneria, misticismo, numerologia, filosofia, cultura. Tutto questo è alla base della costruzione di Sant’Ivo alla Sapienza, uno dei massimi capolavori di Borromini. Un luogo ricco di misteri e segreti ancora da scoprire… Visita guidata a Sant’Ivo alla Sapienza: informazioni utili Appuntamento: Domenica 15 aprile, ore 9:45 in Corso Rinascimento 40 Orario inizio: 10:00 (termine visita ore 11:15) Costo della visita: 9€ Quota associativa (tessera valida fino al 31 dicembre 2018): 6€ Costo speciale per Under 18: 3€ (comprensivi di quota associativa) Costo per invalidi: 10€ (comprensivi di quota associativa) Cuffie: 2€ l’una PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA: scrivendo una mail a info@romanascosta.net o mandando SMS o WhatsApp al numero 3280593784 Per...

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Visita alla Grande Moschea di Roma, simbolo della cultura islamica in Italia

Posted by on 16:05 in All, Arte, Cultura, Evidenza, Roma Nascosta | 0 comments

Visita alla Grande Moschea di Roma, simbolo della cultura islamica in Italia

Appuntamento: Sabato 7 aprile, ore 10.40 in viale della Moschea 85 Orario inizio: 11:00 (termine visita alle ore 12:15) Costo unico per associati 2018: 15€ Costo unico per NON associati: 20€ (comprensivi di tessera valida fino al 31 dicembre 2018) N.B.: data l’eccezionalità della visita, non sono previste agevolazioni di alcun genere Cuffie: 2€ l’una PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA: scrivendo una mail a info@romanascosta.net o mandando un SMS o WhatsApp al numero 3280593784. Si prega di indicare Nome, Cognome, Luogo e Data di Nascita, numero di Carta di Identità. Per avere copia della nostra pubblicazione “Roma Nascosta” scriverci al momento della prenotazione.   Alcune anticipazioni… La Grande Moschea di Roma è il centro islamico più prestigioso in Italia, nonché il tempio islamico più grande d’Europa. L’idea di costruire tale edificio religioso fu di Re Feisal dell’Arabia Saudita che, nel 1966, durante una visita a Roma, chiese di essere accompagnato a pregare, ma non trovò una sede adatta alle sue esigenze. Da quel momento il governo saudita si impegno con l’Italia e stanziò dei fondi per la realizzazione di una moschea. Nel 1969 nacque il Centro Islamico Culturale d’Italia e sei anni più tardi Papa Paolo VI diede il suo consenso alla costruzione dell’edificio. La progettazione non fu semplice in quanto la struttura doveva adattarsi alla tradizione architettonica italiana e, soprattutto, non doveva superare per sontuosità i luoghi di culto della Roma cristiana. La costruzione del tempio islamico fu affidata a Paolo Portoghesi e non fu priva di polemiche, come confermato dallo stesso architetto italiano durante un’intervista al quotidiano La Stampa: “Ci furono proteste, ci distrussero il cantiere. Contro di noi si schierarono comitati di quartiere, scuole cattoliche, il Msi. Io e il sindaco di allora, Giulio Carlo Argan, grande storico d’arte, e il capo cantiere fummo minacciati di morte. Ci diedero la scorta Paolo VI ufficiosamente aveva dato l’assenso, ma Giulio Andreotti, con quel suo fare al solito ambiguo, da una parte fu promotore della moschea, dall’altra, davanti alle proteste, prese tempo e costituì una commissione per la valutazione dei lavori che bloccò tutto per 5 anni“. La Grande Moschea di Roma, nei giorni di preghiera, diventa il punto di incontro di migliaia di fedeli musulmani che si recano al tempio per pregare e assistere ai sermoni dell’imam. Inoltre, è il luogo in cui è possibile sposarsi secondo il rito islamico, accettare le conversioni religiose e assistere i parenti deceduti in Italia, sia per i funerali sia per il rimpatrio delle salme. I certificati rilasciati dal Centro Islamico Culturale d’Italia sono riconosciuti dai Paesi Musulmani. Nella costruzione dell’edificio, la grande sfida di Portoghesi fu inserire un simbolo della cultura islamica in un contesto occidentale. Va letta sotto questa luce la realizzazione di un complesso di edifici in cui vi è una forte mediazione tra spazi interni ed esterni, come nell’architettura persiana, ma anche in quella etrusca, cercando di realizzare un vero e proprio polo di incontro tra cultura islamica e cultura occidentale. Dall’esterno il complesso appare come una sequenza di volumi asimmetrici che si raccordano attorno a uno spazio centrale di preghiera. L’interno è caratterizzato da una grande sala di preghiera che, data la presenza di colonne a tre steli che imitano le fattezze degli alberi, somiglia a una foresta.     Anche la realizzazione della cupola, che ricorda le celebri moschee turche,...

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Visita esclusiva alla necropoli di Villa Pamphilj

Posted by on 16:50 in All, Arte, Cultura, Evidenza, Roma Nascosta | 0 comments

Visita esclusiva alla necropoli di Villa Pamphilj

Visita alla Necropoli di Villa Pamphilj: di seguito tutte le informazioni… Appuntamento: Sabato 24 marzo, ore 10:10 in via Aurelia Antica 111 Orario inizio: 10:30 (termine visita alle ore 12:00) Costo unico per associati 2018: 15€ Costo unico per NON associati: 20€ (con tessera valida fino al 31 dicembre 2018) N.B.: data l’eccezionalità della visita, non sono previste agevolazioni di alcun genere Cuffie: 2€ l’una PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA: scrivendo una mail a info@romanascosta.net o mandando SMS o Whatsapp al numero 3280593784. Si prega di indicare Nome, Cognome, Luogo e Data di Nascita, numero di Carta di Identità da comunicare alla Sovrintendenza Beni Archeologici. Per avere copia della nostra pubblicazione “Roma Nascosta” scriverci al momento della prenotazione.   Alcune anticipazioni… Chi di voi, passeggiando per la meravigliosa Villa Pamphilj, ha mai pensato a quello che nasconde il sottosuolo del parco? Chi di voi si è mai chiesto che cosa si celasse sotto il manto verde tra sentieri sinuosi e pini marittimi? Forse non tutti sanno che, accanto allo splendido Casino del Belvedere, gioiello barocco dell’Algardi e oggi sede di rappresentanza della Presidenza del Consiglio, Villa Pamphilj ospita un’estesa area funeraria di epoca romana. Roma Nascosta vi porta a scoprirla! Visiteremo i principali Colombari, il Grande, il Piccolo e quello di Scribonio Menofilo, ammirando insieme gli incredibili affreschi che ornavano le pareti di questi loculi. Capiremo insieme perché qui, lungo l’antica Via Aurelia, sia stata preferita questa tipologia funeraria a discapito di altre. Faremo un salto nel passato, tra il I sec. a.C. e il II sec. d.C., ricordando i defunti che qui hanno trovato degna sepoltura. Guarderemo Villa Pamphilj da una prospettiva insolita e affascinante! Partiremo ammirando dall’ingresso di Villa Algardi, di solito aperto solo ai Capi di Stato, la magnifica cupola di San Pietro, prima di immergerci negli scavi sotto il livello del...

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Gli albori del Cristianesimo all’Esquilino: visita guidata inedita!

Posted by on 16:08 in All, Arte, Cultura, Evidenza, Roma Nascosta | 0 comments

Gli albori del Cristianesimo all’Esquilino: visita guidata inedita!

I dettagli Da Santa Bibiana a Santa Croce in Gerusalemme passando per Minerva Medica: alla scoperta degli albori del Cristianesimo nell’Esquilino Appuntamento: Sabato 17 marzo, ore 15:40, via Giovanni Giolitti 154 (Ingresso Chiesa di Santa Bibiana) Orario inizio: 16:00 (termine visita alle ore 17:30 alla Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme) Costo della visita: 9€ Quota associativa (tessera valida fino al 31 dicembre 2018): 6€ Costo speciale per famiglie: gli UNDER 18: 3€ (comprensivo di quota associativa!!!) Invalidi: 10€ (comprensivi della quota associativa) Cuffie (obbligatorie): 2€ l’una PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA: scrivendo una mail a info@romanascosta.net o mandando SMS o Whatsapp al numero 3280593784. Per avere copia della nostra pubblicazione “Roma Nascosta” scriverci al momento della prenotazione. Alcune anticipazioni… Quartiere residenziale e luogo di nascita del cristianesimo antico: la doppia anima del quartiere Esquilino si esplica nei suoi numerosi monumenti, che raccontano una storia di culto, fede e martirio, ma anche di tradizioni e leggende popolari. Tra questi luoghi dalla grande rilevanza storica si distingue la chiesa di Santa Bibiana, dedicata a una giovanissima martire di età tardoantica perseguitata insieme alla sua famiglia dall’imperatore Giuliano l’Apostata. Le notizie sulla vita della santa ci giungono da fonti non certe, confuse dall’aura leggendaria che avvolge tutto il cristianesimo antico. La tradizione vuole che l’edificio – costruito sul tracciato di quella che si ritiene essere l’abitazione privata di Bibiana, dei suoi genitori Flaviano e Dafrosa e di sua sorella Demetria – sia stato costruito dalla matrona Olimpia nel 363, subito dopo il martirio della santa. Più probabilmente, invece, si dovrà aspettare un secolo e far risalire la commissione del luogo di culto al 467, anno in cui Papa Simplicio inaugurò i lavori. Questo dato è confermato anche dal Liber Pontificalis, prima fonte ufficiale su cui troviamo il nome della santa. Il terreno su cui è stata edificata la chiesa dedicata a Santa Bibiana racconta una storia che va oltre il martirio della fanciulla che le dà il nome: sempre secondo il Liber Pontificalis, l’edificio dell’Esquilino poggia nei pressi di un antico cimitero cristiano, dove sono stati sepolti i resti di 11.266 martiri. La tradizione della zona come luogo di sepoltura fu conservata anche nei secoli successivi, come dimostrano le attestazioni di un cimitero adiacente alla chiesa utilizzato nel IV secolo. Tutta la zona era chiamata nell’antichità “ad ursum pileatum”, per via di un’insegna di bottega raffigurante un orso con un elmo. Dell’orso è rimasta a lungo traccia in una rozza effige conservata nel giardino di Santa Bibiana, scolpita nell’antichità e rimasta esposta fino a quando, nel XX secolo, un operaio per errore ne provocò l’irrimediabile rottura. Per i romani, però, l’appellativo “ad ursum pileatum” restò legato a lungo alla chiesa dell’Esquilino, nonostante il suo risvolto bizzarro e dissacrante. Non appena si entra in Chiesa si impone alla vista la grande colonna in marmo rosso, protetta da una grata bronzea disegnata da Gian Lorenzo Bernini. Sempre secondo la credenza popolare, questa sarebbe la colonna su cui la santa romana fu martirizzata nel III secolo e presso la quale il suo corpo fu abbandonato in maniera esemplare ai cani randagi, restando – tuttavia – miracolosamente illeso. La vasca romana in alabastro posta sotto l’altare contiene le reliquie della santa, insieme a quelle di sua sorella e sua madre. Al di sopra dell’altare centrale trionfa, invece, la scultura che Bernini realizzò nel 1626....

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