T2 Il ritorno di Trainspotting

Scegliete la vita. Scegliete Facebook, Twitter, Instagram, e sperate che a qualcuno da qualche parte freghi qualcosa. Scegliete di cercare vecchie fiamme, desiderando di aver agito diversamente. E scegliete di osservare la storia che si ripete… Scegliete il futuro.

Lo riconoscete? È uno dei monologhi più celebri della storia del cinema, qui aggiornato dall’allora eroinomane nichilista per renderlo più friendly alle generazioni che nel 1996 non erano nate. Vent’anni fa infatti Trainspotting rivelava i claustrofobici ambienti della periferia di Edimburgo e le vite con ambizioni da endovena degli amici più anti eroici di sempre.

Oggi invece, un temuto ritorno sugli schermi va sulle tracce dei quattro post-punk, ed è subito nostalgia e scontro con la realtà.

Trasposizione non troppo fedele all’originale, Trainspotting2 segue il romanzo del 2002 Porno, in cui Irvine Welsh fa rincontrare Spud, Simon, Begbie e Mark dieci anni dopo la svolta finale e il tradimento di quest’ultimo. Danny Boyl torna qui a dirigere il cast originario e ancora una volta straordinario: Ewan McGregor, Robert Carlyle, Jonny Lee Miller e Ewen Bremner, ma anche Kelly Macdonald (Diane), James Cosmo (Mr Renton) e Shirley Henderson (Gail).

Onesto come il primo, T2 è la storia come non poteva che essere dello scapestrato gruppo di quasi ex tossici dopo il tradimento che ha scisso il gruppo.

Begbie è un fuggitivo in cerca di sfogare la sua sociopatia su chiunque si palesi ai suoi occhi, come il figlio stranamente normale e la moglie, passivamente ai suoi ordini. Simon ha avviato una “florida” attività in un pub che alterna a quella di ricattatore seriale al fianco di una giovane escort bulgara, Veronika. Spud compra ancora anfetamine nei sottoscala squallidi della periferia da chi da adolescente segue le sue stesse orme, mentre vive in un umido appartamento di periferia. È in questo ambiente così simile al clima della prima narrazione, a quella spirale senza uscita di droga in cui Spud continua ad affogare, che Renton salva l’amico dalla busta di plastica in cui aveva deciso di morire.

Perché Renton è in città: Amsterdam non ha riservato gioie senza tempo al giovane scozzese e anche questa stagione della sua vita sembra conclusa, spinta da una pressante crisi di mezz’età. Ad accoglierlo c’è però una Edimburgo imborghesita, una città che ha cambiato volto, segno di un’età che i protagonisti stessi non si aspettavano forse neppure di arrivare a vivere; e non erano infatti preparati a farlo.

Trainspotting è un mito che parla da sé ed è difficile separare gli elementi che hanno contribuito a renderlo tale in quello che allora fu un sodalizio perfetto: dalla logica esistenzialista di Renton, all’humor nero e meravigliosamente cadenzato con i ritmi horror e drammatici, alla colonna sonora sensazionale. Per anni l’idea di un sequel è parsa una mossa azzardata, come se il cerchio fosse già stato chiuso su quel ponte di Londra percorso da Renton nella scena finale. Eppure, dopo anni di gestazioni dal primo annuncio nel 2009,  Boyle gira il suo primo sequel per vedere dove il motto Choose Life ha condotto il suo eroe.

Mark Renton aveva deciso, si era lasciato il passato alle spalle per poter costruire un nuovo, rinnovato pensiero in linea con i valori della cultura e del mondo da cui prima di alienava.

Ha scelto la vita, ma sembra che la vita non abbia scelto lui.

Quando Renton deve spiegare il significato di quel Choose Life alla smaliziata Veronika (Anjela Nedyalkova), il monologo che ha riempito le pareti delle camere da letto di un’intera generazione, diventa allora un dialogo. Perché Choose Life non appartiene più a Mark e forse non gli è mai appartenuto. Renton condivide con Veronika il motto della sua gioventù e anche la ragazza al termine del film imparerà la sua lezione da quelle parole.

Esilarante, cosparso del black humor e dei dialoghi taglienti che hanno contribuito a consacrare Trainspotting, questo sequel riesce a trovare la sua raison d’être nei dettagli. Lo fa nelle scene che non rimpiange con nostalgia, come quella della surreale escalation durante la festa dei ferventi protestanti. Riesce anche nelle scene che ripropongono momenti del passato (in)glorioso: quando Begbie nel night club si ritrova circondato da millennials che ballano, un cambio generazionale avvenuto è ancora una volta testimoniato dalla sua presenza fuori luogo, come nell’infelice episodio del primo film.

Trainspotting 2

Quel che T2 non ha però sono la rabbia e la forza vitale della gioventù e la mancata riflessione (forse doverosa) sulle sorti della Gran Bretagna post Brexit lo dimostra. Neppure la musica lega più con la storia come prima e il Lust for Life è solo un ricordo di un tempo perduto, un disco che Mark ha prima paura a suonare, ma del cui ritmo si mette poi alla ricerca, non trovandolo davvero.

Le atmosfere di Trainspotting sono un’occasione ormai perduta e T2 va visto come un film dal fiato più corto, come quello del protagonisti. Boyle tiene attaccati allo schermo più che con l’interesse di una riunione di compagni del liceo, piuttosto con la voglia di portare tutti a soffermarsi sulle proprie scelte, ma non va molto più in là. T2 è conserva quel che resta ben conservato dello sprezzante pessimismo e del sarcasmo pungente dei ragazzi interrotti degli anni Novanta.

Nel finale, il commovente riconciliarsi di Renton con il padre ormai vedovo è l’abbrivio alla catarsi nostalgica nella sua camera da letto, fedele e quasi necrofila scatola del passato, in cui finalmente Renton si abbandona al suo “Lust for Life”.

Prima c’era un’opportunità… Poi un tradimento”  spiega Simon a Veronika parlando dell’amico; Trainspotting2 ha solo colto quell’opportunità nello stesso modo in cui avrebbe fatto Renton.

Alessia Agostinelli

Alessia Agostinelli

Author: Alessia Agostinelli

Laureata in filosofia e amante del cinema e della letteratura, sempre in giro per il mondo all'inseguimento dell'unico, grande sogno: la scrittura. Letteratura dell'800, film degli anni '90 e Filosofia di ogni tempo sono da sempre i miei compagni più fedeli.

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