Terracina: tra mare e cultura

Alla scoperta di Terracina!

Terracina si trova in una posizione strategica, al centro di una baia estesa dal Circeo a Gaeta, sulla costa tirrenica e ha conservato molte tracce della sua storia. Molto frequentata soprattutto nel periodo estivo, è meta ideale per una vacanza tra mare e archeologia.

La città si estende su due livelli: la parte alta, più antica, e quella bassa che si è sviluppata dal periodo romano fino ad oggi.

Andando nel centro della cittadina, a Piazza del Municipio, si può ammirare la storia che ha attraversato questo luogo. Lo sguardo dello spettatore si poserà istintivamente sul Duomo che si troverà davanti. Su un’alta scalinata poggia il pronao che è sorretto da sei colonne antiche in granito. Al centro un arco a tutto sesto. L’architrave marmoreo è decorato con tessere di mosaico policrome e raffigura soggetti non identificabili con precisione ma che probabilmente fanno riferimento alla lotta contro il male. In più è presente un’aquila che richiama all’evangelista Giovanni.

A sinistra della facciata del Duomo, si staglia il campanile inglobato nel portico. Questo è composto da quattro diversi ordini separati da un marcapiano, decorato con una serie di piccoli archi che si susseguono e vengono sorretti da piccole colonne. Colpisce che il campanile poggi tutto il suo peso su quattro grandi pilastri e sembra per questo motivo essere quasi sospeso.

La piazza del Municipio corrisponde in parte all’antico foro romano della città, che doveva essere circondata da portici. La pavimentazione su cui si cammina ancora oggi è stata riportata alla luce verso la fine dell’Ottocento. Camminando tra le lastre in calcare si può notare quello che rimane dell’alloggiamento delle lettere bronzee che componevano la seguente frase: Aulus Aemilius. Nella parte nord della piazza passava un tratto della Via Appia, ancora oggi visibile. L’imperatore Traiano fece costruire un nuovo tracciato viario da cui prenderà il nome, Appia-Traiana, che da Benevento arrivava fino a Brindisi.

In più, sempre durante il periodo di Traiano, venne cambiato l’antico tracciato repubblicano che passava per la città alta attraverso le montagne, portato verso la città bassa per rendere più rapidi e agevoli gli spostamenti. Fu compiuta una colossale operazione ingegneristica nota come il “taglio del Pisco Montano”, lo sbancamento di una parte del Monte Sant’Angelo.

Sul lato sud della piazza del Municipio sorgono il palazzo dell’Episcopio, costruito nel Settecento, e la Torre Civica che oggi è sede museale. Uno dei reperti più importanti conservati al suo interno è una base con dedica alla Provvidentia di Traiano. Quest’ara o base in marmo fu dedicata all’imperatore dal senato di Terracina. Sulla facciata principale è presente l’iscrizione che ricorda questo dono. Lateralmente sono presenti due scene. In una compare l’Optimus Princeps con un bambino; nell’altra sempre l’imperatore con una bambina. Queste raffigurazioni indicano che si voleva celebrare l’Institutio Alimentaria: un programma assistenziale promosso e fortemente voluto da Traiano per lo sviluppo agricolo con la concessione di prestiti ai proprietari fondiari.

Nella stessa piazza non si può far a meno di notare le tracce di un tempio di cui rimane in piedi solo una colonna. Quello che più colpisce di questa struttura è l’alternarsi di tasselli di due colori.

Nella parte alta di Terracina, sulla sommità di Monte Sant’Angelo, svetta il Santuario erroneamente attribuito a Giove come protettore di Anxur (questo era il nome antico della città). È uno dei grandi edifici di culto costruiti nel Lazio tra il II e il I secolo a.C. in posizioni dominanti. In realtà era dedicato a Venere secondo gli studiosi. La vasta area è su più terrazzamenti. Con l’avvento del cristianesimo il santuario venne distrutto. Nell’Alto Medioevo nella zona “del piccolo tempio” sorse il monastero di San Michele Arcangelo che ha dato il nome a tutto il colle.

Da questa altezza si gode di un paesaggio spettacolare, sul Circeo e sulle isole Pontine che si riescono ad abbracciare con un unico sguardo.

 

Articolo di Daniele Morali

Author: Redazione Nèa Polis

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