Van Gogh: racconto di un viaggio

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Van Gogh: racconto di un viaggio

Scese dal treno, le due amiche furono accolte da una giornata assolata, primaverile, fresca. C’erano le barche sull’acqua scintillante della Senna e l’aria parigina metteva allegria. Le ragazze passeggiavano sorridendo radiose e si fermavano ogni tanto per indicare qui e lì qualcosa che ricordava un quadro di Van Gogh. Il ponte di Clichy stava davanti a loro, steso con pennellate dense sopra il fiume, attorniato sulla riva da alberi frondosi e colorati. Si sentirono parte dei boulevards abbozzati dal loro pittore preferito, ed entrarono poi nei sentieri chiari dei parchi alberati, seguendo il sole e le pennellate decise dalle quali si sentivano circondate. Arrivarono alle industrie in periferia. Le ciminiere si stagliavano sottili ed eleganti sul cielo pomeridiano, ma davanti a loro i campi immortalavano una Parigi di fine ottocento ancora non troppo contaminata.

Le due ragazze scattarono qualche foto, poi alla vista di una pala roteante all’orizzonte corsero tra i prati, sentendosi leggere come due farfalle. Il Mulino della Galette stava lì davanti a loro, incorniciato da un cielo chiazzato da nuvoloni bianchi che sembravano correre con il vento. Le pale giravano lente e la bandiera francese sventolava in alto. Era tutto un tripudio di blu bianco e rosso attorno a loro; i passanti chiacchieravano e le ragazze si sentivano parte del tutto, dipinte anche loro in quel piacevole quadretto cittadino.

Van Gogh Alive a Palazzo degli Esami, Roma (3)

Dopo i giardini di Montmartre, le amiche odorarono fiori colorati in splendidi vasi rotondi, crisantemi bianchi, peonie e rose; finalmente girasoli, da soli o con altre rose o con altri fiori. Ancora girasoli tagliati e appassiti su un piano: un tripudio di giallo era lì dentro. Ricordarono che Van Gogh aveva dipinto una casa gialla, dove aveva sperato di raccogliere attorno a sé altri pittori.

«Quanto è bello il giallo! Rappresenta il sole.» Aveva detto una volta felice. E questo colore tornava nei limoni rotondi adagiati su un piatto. Tutt’attorno alle ragazze adesso era profumo di agrumi e frutti, limoni, mele, pere e poi uva. E subito dopo una musica potente movimentò l’atmosfera, che divenne vibrante. I mille volti del pittore si stagliavano uno accanto all’altro, ben illuminati, come in tante cartoline. Lo sguardo inquieto dell’uomo olandese sembrava quasi leggere nell’anima di chi si specchiava in lui; chiedeva pietà in un altro ritratto, dove una fascia contornava il volto, bendaggio necessario dopo il folle gesto di tagliarsi l’orecchio.

Van Gogh Alive a Palazzo degli Esami, Roma (2)

 

Il treno passò un’altra volta e le due ragazze si ritrovarono ad Arles, ferme a leggere dalle loro mani delle carte fittamente scritte. Una lettera era datata 1888 ed era indirizzata a Theo, vergata da Vincent.

«Sono alla ricerca, mi sto sforzando, ci sono dentro con tutto il cuore», scriveva. Le pagine volarono, sparse dalla leggera brezza che accarezzava i campi fioriti della Provenza. Alberi d’albicocche, meli e mandorli popolavano lo spazio attorno alle amiche. Attraversarono instancabili tante fattorie provenzali, soleggiate e selvagge tra i sentieri nella natura, mangiarono le classiche specialità in un ristorante lì vicino e si soffermarono a ridere nella notte, all’esterno di un caffè. Sembrava proprio un famoso quadro di Vincent.

Van Gogh Alive a Palazzo degli Esami, Roma (1)

Anche i campi di fieno sparsi per tutta la Provenza ricordavano i dipinti dai colori pastosi del loro amato pittore, ed erano difficili da attraversare. Incontrarono un contadino al riposo dopo il lavoro, il volto coperto dalla falda del cappello, il capo chinato. Più avanti un seminatore e poi, ad un tratto di nuovo la notte. Una notte stellata sul Rodano. L’acqua scura era illuminata da fasci di luce gialla e le ragazze emozionate non facevano che guardare le stelle. «Non so nulla per certo, ma la vista delle stelle mi fa sognare» aveva confessato una volta il pittore. La musica in sottofondo era perfetta, da sogno. E il paesaggio seguente sembrava proprio onirico: la notte stellata avvolgeva chiunque la guardasse, e non farlo era impossibile. La luna abbagliava e tutto era sfumato, blu, azzurro, bianco, giallo e in movimento. Per fortuna ci fu il tempo per sedersi e ammirare la nottata, rapite dall’immensità del cielo.

Ancora i girasoli, i fiori preferiti di Vincent: quindici in un vaso, tre in un altro, girasoli recisi, girasoli scuri, girasoli rigogliosi e altri sgualciti. Il riposo attese le due amiche poi in una piccola camera da letto, ultimo giorno ad Arles. Era essenziale e accogliente. Ed era quella del pittore, cosa chiedere di meglio?

Van Gogh Alive a Palazzo degli Esami, Roma (5)

Catapultate a Saint-Remy attraversarono paesaggi montani, alberi d’ulivo, un campo di fiori di iris alti e viola, salici piangenti al tramonto, un campo con cipressi.

A Auvers-sur-Oise corsero felici per la vigna rossa, l’unico quadro che fu comprato al pittore ancora in vita, e furono orgogliose di essere passate anche da lì. Dopo la chiesetta del paese e la dolcezza delle mucche nella campagna circostante, le ragazze si rincorsero per la distesa dei campi di papaveri, si nascosero dietro i pagliai e si persero in quel forte odore di grano.

Il Dott Grachet, il cui ritratto fu stimato con prezzo più alto tra tutti gli altri dipinti, non aveva capito che l’apparente felicità di Van Gogh non era reale. Theo stava male e allora anche Vincent si sentì a disagio, credeva di essere un peso per il fratello, ed era infelice. Le ragazze attraversarono un campo di grano, sotto un cielo minaccioso. A un tratto uno sparo sordo le spaventò. E dei corvi volarono via.

Era stato un viaggio indimenticabile. Un’esperienza multisensoriale unica. Si accorsero solo all’ora che era finita, che quel treno non era partito affatto. Uscirono sorridenti dal Palazzo degli Esami di Via Induno a Roma, soddisfatte del loro percorso. Avevano ancora negli occhi più di 3000 immagini, derivanti dagli oltre 800 lavori che l’artista aveva realizzato in soli dieci anni. Schermi giganti, soffitto, pavimento, pareti e colonne le avevano fatte immergere nel suo mondo grazie a 50 proiettori ad alta definizione. Guardarono l’orologio: si erano sentite fuori dal tempo. La visita sarebbe durata 40 minuti, era stato detto all’entrata. Non vi diranno mai quanto tempo in realtà hanno passato nel tormentato e geniale mondo di Van Gogh!

 

Simona Di Martino

 

Author: Redazione Nèa Polis

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