Villa Giustiniani a Roma: viaggio nella letteratura dipinta

Da Villa Giustiniani al Casino Massimo Lancelotti

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Un discreto cancelletto in ferro si apre su via Maria Boiardo, alle spalle della Basilica di San Giovanni in Laterano. Ci si potrebbe passare davanti senza farci troppo caso, visto che raramente lo si trova aperto, e si perderebbe così la possibilità di conoscere l’ennesimo tesoro di Roma, uno di quelli di cui si ignora l’esistenza fino a quando qualcuno non ce ne parla e ci fa sorgere la curiosità. Stiamo passando di fronte a Villa Giustiniani al Laterano, anche nota come Casino Massimo Lancelotti dal nome dei successivi proprietari.

Villa Giustiniani Roma, ingresso

Quel che c’è oggi al numero 16 di via Boiardo è soltanto un pallido residuo di quello che doveva essere in origine la grande proprietà della famiglia Giustiniani, poi caduta in disgrazia e costretta a vendere ai Massimo Lancelotti a inizio Ottocento: quando venne costruita, per volontà del marchese Vincenzo nel 1605, villa Giustiniani si estendeva da via Manzoni sino a piazza di San Giovanni e da via Merulana fino a villa Astalli. La piccola oasi verde, al centro della quale si scorge un colosso di marmo alto 4 metri, rappresenta tutto ciò che è sopravvissuto di un enorme parco, allestito all’epoca come un grande museo all’aperto, destinato ad ospitare la vastissima collezione di opere d’arte del marchese, oggi dispersa tra musei e raccolte private.

Solo quella statua è rimasta a guardia dei lustri del passato, ricordando con la Villa Giustiniani, statua dell'imperatore Giustinianopropria presenza l’illusione e la pretesa della nobile famiglia: quella di discendere direttamente dall’imperatore Giustiniano attraverso una fantasiosa genealogia che si fondava essenzialmente sull’associazione legata al cognome. La statua, che dovrebbe incarnare questa nobile ascendenza, è in realtà un pastiche, una composizione realizzata da Arcangelo Gonnelli, scultore esperto in restauri, sulla base di un torso acefalo in marmo greco, cui furono fatte diverse aggiunte e integrazioni.

Gli affreschi dei Nazareni a Villa Giustiniani

Lasciandoci alle spalle il giardino, possiamo accedere al Casino e immergerci in una dimensione in cui la grande letteratura e la pittura si fondono. Il Casino, infatti, venne fatto completamente affrescare dai Massimo Lancelotti, che decisero di affidare questo compito ad un gruppo di curiosi pittori. Si trattava di una sorta di confraternita di asceti, vestiti di lunghe cappe e coi capelli lunghi, portatori di una concezione di arte rinnovata dalla religione, in contrasto con l’accademia, votati al recupero dei modelli quattrocenteschi: i Nazareni.

Dante e le tre fiere, Villa Giustiani Casino Massimo

Furono costoro, con alterne vicende, a dare vita sulle pareti del casino di Villa Giustiniani a tre monumenti della letteratura italiana: la Divina Commedia di Dante, l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e la Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso. Nella prima sala così si fa conoscenza delle pene infernali e dei versi che le hanno cantate, illustrati da Joseph Anton Koch, subentrato al collega Philip Veit che non sentiva affinità con quella materia oscura, preferendo dedicarsi esclusivamente alla volta del paradiso: vediamo così Dante circondato dalle tre fiere e Paolo e Francesca avvinti in un abbraccio eterno quanto il loro peccato e la morte, tutte le torture dell’abisso e la beatitudine celeste; Il folle Orlando, Villa Giutiniani Roma Casino Massimo

nella seconda si assiste all’improvvisa follia di Orlando, al volo di Astolfo sulla Luna, all’amore santo di Bradamante e Ruggiero; nella sala dedicata al Tasso, infine, le vicende più minute del poema sulla liberazione di Gerusalemme, dal sacrificio di Sofronia fino allo splendente e magico giardino di Armida, dall’amore-morte di Tancredi e Clorinda fino alla presa di Gerusalemme con il trionfo di Goffredo di Buglione. Un viaggio attraverso tra grandi classici, tra riconoscimenti e improvvise scoperte, punti di vista diversi e sintonie immediate.

 

Sara Fabrizi

Sara Fabrizi

Author: Sara Fabrizi

Classe '92, laureata in Filologia Moderna all'Università di Roma "La Sapienza", redattrice per NéaPolis e Tutored. Gestisco due blog "Parole in viaggio" dedicato all'arte e ai luoghi d'Italia e "Storie dal cassetto", raccolta di racconti brevi soprattutto a carattere psicologico. Un mio racconto "Il battesimo del fuoco" è stato selezionato e pubblicato nell'antologia "I racconti di Cultora. Centro-sud" seconda edizione per Historica edizioni nel 2015. Sono membro fondatore dell'associazione "La parola che non muore" e responsabile dell'ufficio stampa per il Festival omonimo a Civita di Bagnoregio, inaugurato nel 2015.

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