Visita esclusiva a Palazzo Pamphilj, la dimora della Pimpaccia

Roma Nascosta vi porta alla scoperta di Palazzo Pamphilj, per una visita esclusiva e imperdibile.

  • Appuntamento: mercoledì 3 ottobre alle 15.10 in piazza Navona, davanti l’ingresso di Palazzo Pamphilj, sede dell’Ambasciata Brasiliana (si raccomanda la puntualità)
  • Orario inizio: 15:30 (termine visita 16:40)
  • Costo unico per associati 2018: 15€
  • Costo unico per NON associati: 20€ (comprende iscrizione associazione neaPOLIS/Roma Nascosta fino al 31 dicembre 2018)
  • Cuffie: 2€ l’una (obbligatorie oltre le 15 persone)
  • PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA: scrivendo una mail a info@romanascosta.net o mandando SMS o WhatsApp al numero 3801473193. Si prega di mandare le adesioni entro sabato 29 settembre con indicati Nome, Cognome e Numero di un Documento d’Identità di ogni prenotato.

NB: data l’eccezionalità della visita, non sono previste agevolazioni di alcun genere.

Palazzo Pamphilj, la dimora della papessa

Palazzo Pamphilj, affacciato su Piazza Navona, ne rappresenta in qualche modo il motore propulsore, l’origine della sua attuale configurazione. La Fontana dei fiumi, quella del Moro, la chiesa di Sant’Agnese restaurata dal Borromini: elementi distinti ma parti di un unico grande progetto volto ad esaltare la famiglia di cui Palazzo Pamphilj porta il nome.

È il 1630 quando il cardinale Giovanni Battista Pamphilj, futuro papa Innocenzo X, decide di far costruire il palazzo, realizzato da Girolamo Rainaldi.

Un luogo simbolo che ben presto nell’immaginazione popolare si lega ad un personaggio estremamente singolare, acquisito dalla famiglia Pamphilj per matrimonio: Olimpia Maidalchini, meglio nota ai romani col soprannome, attribuitole da Pasquino, di Pimpaccia.

Tale fu lo scalpore dovuto a questa donna, tanto forte da diventare una sorta di “padrona di Roma”, da sollecitare non soltanto le dicerie più varie, ma la stesura di una succinta biografia, Vita di donna Olimpia (1666), da parte di Gregorio Leti, a neanche dieci anni dalla sua morte (1657).

La storia della Pimpaccia

Donna Olimpia non era destinata al matrimonio: come tutte le figlie di buona famiglia avrebbe dovuto sottostare alla volontà paterna e farsi monaca, per lasciare intatto il patrimonio al fratello maggiore. Ma Olimpia, a onor del vero, aveva progetti del tutto diversi. Affidata ad un sacerdote per la preparazione spirituale, onde liberarsi di lui, lo accusò di molestie sessuali, riuscendo così a sventare il pericolo del convento.

Sposata ad un uomo ricco e anziano, Paolo Nini, nel giro di soli tre anni rimase vedova e padrona di un’eredità che le avrebbe spianato la strada. Ambiziosa e volitiva, scelse di convolare a nozze con Pamphilo Pamphilj (1612): la nobiltà decaduta dei Pamphilj incontrava così le straordinarie ricchezze di una borghese che, più che l’uomo che aveva sposato, mirava a suo cognato, il promettente vescovo Giovanni Battista, la cui carriera venne notevolmente agevolata dal sostegno economico di donna Olimpia.

Non sbagliava forse il popolo romano quando alludeva ad un rapporto poco lecito, se non scandaloso, tra i cognati: secondo quando riportato dal Leti, la Pimpaccia si intratteneva lungamente con il cognato e quando Pamphilo morì più d’uno sospettò che la mano della moglie avesse dispensato veleno.

Palazzo Pamphilj, dunque, divenne la dimora della papessa, i cui capricci determinarono, a quanto sembra, le sorti della stessa Piazza Navona; basti pensare che, secondo la tradizione, l’appalto per la realizzazione della Fontana dei fiumi venne dato a Bernini per un’unica ragione: egli aveva donato all’avida donna un modello argento massiccio della fontana. Ciò fu sufficiente a far ricadere su di lui la scelta del pontefice, dapprima orientato ad affidare il lavoro al Borromini.

Dai Pamphilj al… Brasile

Palazzo Pamphilj, di fatto, venne abitato dalla famiglia per un periodo estremamente breve: già il figlio di donna Olimpia, Camillo Pamphilj, sposando Olimpia Aldobrandini dopo aver abbandonato la carica di cardinale (contro il volere dei familiari), si trasferì in quello che oggi è Palazzo Doria-Pamphilj in via del Corso. Il Palazzo tanto voluto dallo zio papa fu abbandonato e dato in affitto, divenendo anche un pensionato.

Dopo alterne vicende nel corso del Novecento, il palazzo dal 1921 ospita la sede ufficiale dell’Ambasciata del Brasile e dell’istituto di cultura italo-brasiliano ed è divenuto proprietà brasiliana nel 1961. Nel Grande Salone decorato dal Borromini, dove un tempo la nobile famiglia accoglieva i propri ospiti, oggi si tengono eventi letterari e musicali mentre il primo piano, ove si colloca il corridoio ribattezzato Galleria Candido Portinari, dedicata ad uno dei più illustri pittori brasiliani del XX secolo, ospita spesso mostre ad ingresso gratuito.

a pimpaccia di piazza Navona che visse a palazzo pamphili

La Pimpaccia

Author: Redazione Nèa Polis

Potete contattarci alla mail redazione@neapolisroma.it

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