1992: la corruzione italiana che piace agli USA

1992: la corruzione italiana che piace agli USA

Tutto ha avuto inizio da un’idea di Stefano Accorsi, poi ci hanno pensato i più diversi interpreti, dalla a tratti  incomprensibile Tea Falco alla bella Miriam Leoni, al sempre rampante Alessandro Roja, a rendere l’inchiesta “Mani pulite”un successo commerciale dopo l’enorme risonanza sociale e politica di 23 anni fa.

È la serie tv 1992, trasmessa su Sky la scorsa primavera, ad aver riportato all’attenzione mediatica sì il talento televisivo italiano (dopo serie non certo brillanti propinate annualmente da Mediaset), ma anche la più grande inchiesta giudiziaria italiana del XX secolo che condusse all’arresto di numerosi esponenti di spicco della vita politica del bel paese e il ridimensionamento, se non la scomparsa, di partiti storici come la DC e il PSDI.

Venduta in già 30 paesi tra cui Francia, Spagna e Scandinavia, la serie evento italiana ha riscosso un buon successo internazionale venendo prima presentata al Festival Internazionale del cinema di Berlino e poi favorevolmente accolta dalla stampa estera, da Le Monde a Variety fino all’Hollywood Reporter, il quale giustifica molto dell’interesse estero alla serie per via della situazione politica attuale dell’Italia.

1992: la corruzione italiana che piace agli USA

In un’intervista rilasciata alla rivista americana infatti, sono due sceneggiatori della serie, Alessandro Fabbri e Ludovica Rampoldi, a sottolineare quanto attuali siano i temi trattati e quanto “la lotta tra la legge e la politica sia uno dei maggiori problemi irrisolti del nostro paese.. Il paese più corrotto del mondo”.

E dal 15 agosto, con grande emozione di tutti, specie di Accorsi immagino, ecco che la serie su Tangentopoli è distribuita da niente meno che Netflix, la rete americana che trasmette serie del calibro di Breaking Bad e House of Cards, solo per citare due capolavori.

Così dopo Gomorra, consacrata come “un enorme potenziale creativo” da Variety e idolatrata dal pubblico americano, ecco allora un’altra serie nostrana sbarcare oltreoceano e attirare l’attenzione  su un’altra sfaccettatura della storia italiana non certo encomiabile, a dimostrazione che sono le storie più losche e forse qualche luogo comune sul nostro paese, ad incuriosire fuori, quasi fossimo un esotico King Kong  in gabbia cui tirare noccioline.

In questo clima di fervore e distribuzione internazionale del prodotto made in Italy si colloca certo anche l’attesa miniserie in otto episodi del premio Oscar Paolo Sorrentino, dal titolo The Young Pope, incentrata sul pontificato di Pio XIII, che verrà interpretato da un bello e stempiato Jude Law.

Joint production di Sky, HBO e Canal +, The Young Pope vede tra i suoi produttori esecutivi anche Lorenzo Mieli, già produttore di 1992, il quale dopo la favorevole accoglienza  estera, ha già annunciato almeno un sequel della fortunata serie: 1993, “un anno davvero meraviglioso” come anticipa  Leonardo Notte (Stefano Accorsi) in chiusura della prima stagione, che ci permetterà di rivivere, come spesso è accaduto, l’ascesa politica di un sempre giovane e tirato Berlusconi.

1992: la corruzione italiana che piace agli USA

 

E in attesa della nuova stagione, chissà se con i sottotitoli  almeno gli americani capiranno i dialoghi di Tea Falco.

 

Alessia Agostinelli

Alessia Agostinelli

Author: Alessia Agostinelli

Laureata in filosofia e amante del cinema e della letteratura, sempre in giro per il mondo all'inseguimento dell'unico, grande sogno: la scrittura. Letteratura dell'800, film degli anni '90 e Filosofia di ogni tempo sono da sempre i miei compagni più fedeli.

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