Roma e le sue difese

Roma e le sue difese

L’importanza delle difese della Capitale e il Museo delle Mura a Porta San Sebastiano

Inaugurato ufficialmente alla fine degli anni Ottanta, il Museo delle Mura è situato presso la Porta San Sebastiano. Anticamente indicata come “Porta Appia”, in quanto si affacciava sull’importante arteria stradale, la struttura prende nel corso dei secoli il nome del martire trafitto, sepolto poco lontano nella basilica a lui dedicata.

Avamposto strategico per la difesa dell’Urbe, la Porta San Sebastiano ha vissuto, nel corso della sua storia, molteplici esistenze: in epoca tardoantica, infatti, l’imperatore Onorio vi stabilì il dazio per il controllo delle merci che entravano a Roma, diventando successivamente anche sede di uffici pubblici.

In età  bassomedievale, la Porta fu testimone di diversi eventi di grande rilievo. Qui si svolse la resistenza delle fazioni romane dei guelfi e dei ghibellini che nel 1327 si opposero al Re di Napoli Roberto D’Angiò che premeva per entrare nella Capitale. Eroe dell’impresa fu Jacopo De’ Ponzani, ricordato in un’iscrizione qui apposta: L’anno 1327, indizione XI, nel mese di settembre, il penultimo giorno, festa di S. Michele, entrò gente straniera in città  e fu sconfitta dal popolo romano, essendo Jacopo de’ Ponziani capo del rione. 

Non solo teatro di scontri, ma anche palcoscenico di grandi trionfi: era il 1536 quando Papa Paolo III scelse la Porta di San Sebastiano per accogliere solennemente Carlo V Re di Spagna. Per l’occasione Antonio da Sangallo il giovane – l’architetto che progettò palazzo Farnese – elaborò un complesso sistema di decorazioni, i cui bozzetti a carboncino sono tuttora conservati all’interno del museo. Dalla stessa Porta fece il suo ingresso trionfale a Roma anche Marcantonio Colonna, condottiero vittorioso della battaglia di Lepanto del 1571.

Il suo uso più insolito e controverso fu adottato tuttavia durante il Ventennio fascista, con l’adattamento della struttura ad uso di abitazione e di studio dell’ex segretario del Partito Ettore Muri. Il gerarca, soprannominato “Gim dagli occhi verdi”, dopo aver abbandonato il ruolo di dirigente, si ritirò nella porta San Sebastiano, effettuando alcuni lavori di restauro dell’edificio. Il lavoro di ristrutturazione fu affidato all’architetto romano Luigi Moretti, una delle firme più attive e rinomate del periodo fascista, che intervenne sulla struttura storica nonostante il severo diniego della Ripartizione Antichità e Belle Arti.

Arriviamo agli anni Settanta, quando la Ripartizione Antichità  e Belle Arti diede vita al primo nucleo museale delle Mura, ampliato successivamente nel 1984 e aperto definitivamente al pubblico nel 1989 in occasione della mostra “Roma Sotterranea”. Da allora il museo è meta obbligatoria per chi vuole approfondire un aspetto fondamentale e affascinante della storia capitolina, attraverso lo studio del più esteso dei suoi monumenti: le mura aureliane.

 

Articolo di Michele Mattei.

Fonte immagine: Pixabay

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Redazione Nèa Polis

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